Soli e minorenni: il volto invisibile dell’immigrazione

Lasciano i loro paesi per andare in cerca di fortuna. Si lasciano alle spalle famiglie numerose e povere, scuole disastrate e lontane da casa. E cercano, da soli, una nuova vita altrove. Per la legge italiana sono “minori stranieri non accompagnati”, cioè minorenni che si sono avventurati – senza padri o madri, senza fratelli maggiori o zii – nelle ricche città del nord Italia.

A Modena sono oltre un centinaio e provengono dal Marocco, dalla Romania, dall’Algeria, dalla Moldavia, dall’Albania, dalla Tunisia e dalla Palestina, ma nel 2003 solo 29 di loro, cioè il 12 per cento del totale, ha accettato di passare dalla pronta accoglienza a comunità più strutturate o all’affidamento in famiglie. In Italia il loro status è regolamentato in parte dalla normativa sui minori e in parte dalla normativa sull’immigrazione. Quest’ultima stabilisce che i minori stranieri non accompagnati debbano essere segnalati ad un Comitato che decide se i ragazzi possano essere rimpatriati oppure se le condizioni non sussistono.

In attesa che il Comitato decida, i minori vengono accolti dai servizi sociali locali e ricevono un permesso di soggiorno “per minore età” che non consente loro di lavorare e non può essere convertito in permesso per lavoro o per studio al compimento della maggiore età, con la conseguenza che il neo-maggiorenne, anche se sta studiando o ha una proposta di lavoro, diventa un irregolare. Ai minori stranieri si applicano inoltre tutte le norme riguardanti i diritti dei minori, dalla protezione all’istruzione, dalla salute alla partecipazione.

“Il fenomeno della migrazione di minori stranieri non accompagnati da figure di adulti significative è in forte aumento”, spiega l’assessore comunale ai Servizi sociali Alberto Caldana. “Per Modena questo ha significato costruire servizi di accoglienza specifici in grado di poter garantire non solo la mera sussistenza ma anche obiettivi di integrazione e di corretto sviluppo evolutivo. Oltre ad essere un obbligo legislativo, l’accoglienza è anche uno strumento per evitare che i ragazzi vengano impiegati come bassa manovalanza da parte di organizzazioni criminali e pertanto è uno strumento di controllo sociale e di incidenza sull’ordine pubblico. Minori non accompagnati sul territorio senza una guida adulta sono infatti facile preda di organizzazioni criminali che sfruttano la non perseguibilità del minore a fronte di reati di lieve entità”. I minori immigrati stabilmente in Italia sono oltre 100 mila e risiedono per il 90% nel centro-nord.

“La gestione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati è stata affidata agli Enti locali – prosegue Caldana – ma i fondi a disposizione dei Comuni sono insufficienti a garantire l’accoglienza di tutti i minori in comunità specializzate. Perché le cose possano funzionare è necessario l’aiuto del Ministero del Welfare. E’ sempre più necessario sviluppare un rapporto con i servizi sociali e le organizzazioni internazionali che operano nei paesi di origine per offrire ai ragazzi e alle loro famiglie la possibilità di accedere a programmi integrati finalizzati ad un loro dignitoso e condiviso ricongiungimento nel Paese d’origine”.





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