Approvato rendiconto regione 2000

Il Consiglio regionale ha
approvato a maggioranza (contraria la Cdl) il rendiconto
generale della Regione Emilia-Romagna per l’esercizio 2000.
Il relatore, Franco Lorenzi (Ds), ha precisato che sul
versante delle entrate ”il bilancio di competenza ha avuto una
variazione netta di un 12,93% in piu’ sugli oltre 41.000
miliardi delle previsioni iniziali, comprensive dell’ avanzo di
amministrazione. Per la parte di spesa, la variazione netta
delle previsioni ha segnato sul medesimo ammontare un incremento
pari al 12,75%”. Col rendiconto 2000, ha aggiunto, le finanze
regionali sono ancora caratterizzate dalle entrate a
destinazione vincolata, con una modesta percentuale di
fiscalita’ manovrabile e una incertezza sull’ammontare
complessivo delle entrate, specialmente sul periodo pluriennale.

”A mutare il quadro descritto – ha proseguito – non sono valse
le novita’ della riforma tributaria del ’97, ne’ l’introduzione
dell’ Irap: le criticita’ sono rimaste irrisolte senza eliminare
una difficile previsione delle entrate, cosi’ gli equilibri dei
bilanci regionali vengono messi continuamente in tensione dalle
reiterate modifiche di disciplina apportate in sede di manovre
finanziarie annuali, specialmente a partire dal 1996”.
Antonio Nervegna (Fi), presidente della commissione Bilancio,
ha segnalato ”un mancato 40% di impegno di spesa”: ”per
alcuni settori non si e’ impegnata neppure la meta’ delle
risorse disponibili” e ”gli effetti di questa politica si
manifestano negativamente sullo sviluppo nel lavoro, nelle
infrastrutture e nell’ innovazione”. Nervegna ha concluso
invitando la Giunta ”a presentare un elaborato sull’ attuazione
delle politiche d’ intervento per valutare con trasparenza la
qualita’ dei provvedimenti”. E per Ubaldo Salomoni (Fi), il
bilancio e’ ancora troppo caratterizzato dalla sanita’ e servono
studi approfonditi per invertire la tendenza. Per Cristina Marri
(Ccd) i vincoli sulle entrate e sulle spese non vanno
enfatizzati: ”Ragionando dei 16.758 miliardi sui quali la
Regione puo’ esprimere la propria capacita’ di governo, si nota
un peggioramento degli indici, specialmente di quelli relativi
ai residui attivi”.
Il capogruppo Ds, Lino Zanichelli, ha invece espresso
apprezzamento per il lavoro della Giunta, ”che consente di
osservare con chiarezza i risultati raggiunti” e la capacita’
d’intervento e’ migliorata, ha detto criticando l’ opposizione:
la capacita’ di governo c’ e’ e si si basa sulla ”federazione
di territori” descritta nel programma di Giunta, in rapporto
con la societa’ civile. Per Graziano Pini (Democratici) e’
importante la fase del controllo per il buon andamento dell’
azienda regionale: ha apprezzato lo sforzo dell’amministrazione
di ridurre la differenza d’ informazione fra Giunta e Consiglio
e ha detto che la direzione intrapresa e’ quella giusta. L’
indipendente di sinistra Bruno Sabbi ha dato atto all’assessore
alle finanze Flavio Delbono di aver fornito una documentazione
esauriente che rende leggibile il provvedimento contabile, ma
per il consigliere vanno dedicate piu’ risorse al personale,
alla cultura e alla sicurezza delle citta’, ma non per misure
”simboliche come le telecamere del Comune di Bologna”.
Per An, Marcello Bignami si e’ soffermato in particolare
sulla spesa sanitaria: il contenimento del deficit deve
riguardare tutti gli amministratori regionali, ha detto,
indipendentemente dal loro ruolo di maggioranza o minoranza e
bisogna trovare il modo per razionalizzare i costi di questo
settore.
Delbono ha replicato sui tempi ancora lunghi per l’
erogazione dei fondi alle Ausl, ma ha anche evidenziato i passi
avanti fatti anche con il meccanismo del ”factoring” e alcune
anticipazioni regionali sui crediti avanzati dalle Aziende nei
confronti dello Stato. Sul federalismo fiscale ha precisato che
oggi le Regioni non hanno gli strumenti per dar vita a tributi
propri: le uniche fonti di finanziamento proprio sono l’ 1%
dell’ Irap, la tassa sul metano e per il 2000 ancora l’
addizionale sul bollo auto che pero’ e’ stato abolita. ”Se
vogliamo misurarci seriamente con la questione del federalismo
fiscale – ha concluso – non possiamo ipocritamente nasconderci
che sulla sua reale attuazione gravano due macigni: l’ entita’
del debito pubblico nazionale e l’eterogeneita’ delle basi
imponibili su scala regionale”.