Prostituzione: arrestata ”madama” nigeriana

Stamane, agenti della Polizia Municipale di Modena, d’intesa con la Squadra Mobile di Rovigo, si sono recati nel capoluogo veneto dove hanno tratto in arresto Ivonne Mensha, alias Anita Okosun, 27 anni, nigeriana. La donna è accusata di gestire un grosso giro di prostituzione in alcune città dell’Italia settentrionale.

L’arresto è avvenuto a seguito di un mandato di cattura emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Modena dott. Alberto Ziroldi, su richiesta del Pubblico Ministero dott. Marco Niccolini, che aveva coordinato l’operazione. Le indagini erano state condotte dal personale della Polizia Municipale che aveva individuato l’organizzazione a capo della quale vi era la donna nigeriana. Tutto era scattato sulla base di una denuncia presentata da alcune vittime della “Madame” africana. I reati contestati vanno dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, al fine di favorire la prostituzione di minorenni, alla riduzione in schiavitù. La donna, che utilizzava diverse identità, era riuscita a far perdere le proprie tracce ed aveva trasferito le proprie attività in Veneto, continuando comunque a gestire un gran numero di ragazze che si prostituivano nella zona della “Bruciata”. Lo scorso novembre la Polizia Municipale di Modena ha ricevuto una denuncia da parte di una ragazza minorenne che era stata condotta in Italia e costretta a prostituirsi. Le indagini hanno permesso di appurare l’estrema crudeltà con cui la donna trattava le ragazze, per costringerle a prostituirsi e aumentare i propri guadagni. Testimonianze provano, infatti, che le giovani venivano ripetutamente insultate, minacciate, percosse e sottoposte ad umiliazioni fisiche: in alcuni casi veniva impedito loro di mangiare e di dormire ed erano costrette a lavorare di giorno a Bologna e di notte a Modena. Sul corpo di alcune ragazze sono ancora bel visibili i segni lasciati dalle coltellate inflitte dall’arrestata per impedire alle stesse di fuggire. Tali circostanze hanno fatto sì che il G.I.P ravvisasse, nell’attività svolta dalla donna, gli estremi per la contestazione, oltre che del reato di sfruttamento della prostituzione a danno di minorenni, anche quella della riduzione in schiavitù.