Modena: frode fisco su componentistica informatica

Un’ indagine della Guardia di
Finanza di Modena, ha permesso di scoprire una frode al fisco per
svariati milioni di euro, nel settore della componentistica
informatica.


L’ operazione denominata ‘Reset’ ha portato alla denuncia di
quattro persone per associazione a delinquere finalizzata all’
evasione fiscale e all’emissione di fatture false, ed ha
permesso di scoprire ricavi non dichiarati per oltre 25 milioni
di euro, costi indeducibili per oltre 10 milioni di euro. In
più l’organizzazione aveva evaso l’ Iva per oltre 7 milioni di
euro, e aveva emesso fatture per operazioni inesistenti per
circa 5 milioni di euro.
‘Mente’ dell’operazione, secondo le Fiamme gialle, era M.R.,
27enne ferrarese, residente a Finale Emilia (Modena).
Sebbene non fosse intestatario di beni mobili o immobili, il
giovane ostentava un tenore di vita assolutamente elevato,
disponendo di una villa lussuosa, di proprietà di un parente, e
auto di lusso in uso da società di leasing. Verifiche e
controlli sono scattati quando la Finanza ha appreso dell’
esistenza, nel comprensorio finalese, di aziende che vendevano
all’ ingrosso materiale informatico, a prezzi notevolmente
inferiori a quelli di catene commerciali del medesimo settore.
Le Fiamme gialle hanno quindi posto nel mirino tre società, una
delle quali era intestata a M.R., mentre le altre avevano come
amministratori dei prestanome. L’ inchiesta, iniziata un
anno fa, ha permesso di scoprire una frode imperniata sul
cosiddetto ”carosello dell’Iva”, ovvero triangolazioni
fittizie fra un operatore nazionale acquirente, uno estero
cedente e un’ impresa di comodo. In sostanza, la merce veniva
acquistata all’estero e veniva consegnata direttamente dal
fornitore estero all’acquirente italiano, ma la fatturazione
passava attraverso un importatore di comodo. L’operazione
consentiva all’ acquirente nazionale di comprare merce
sottocosto e di detrarre l’Iva relativa: questo vantaggio
sarebbe venuto meno in caso di acquisto diretto all’ estero. Al
termine dell’operazione, il prestanome otteneva una percentuale
(pari all’1%) sul valore dell’operazione di acquisto. L’indagine
dei finanzieri ha scoperto anche gli operatori che, attraverso
il ”giro”, ottenevano ingenti ritorni economici, sia in
termini di mancato pagamento delle imposte, sia in termini
commerciali. Le indagini si estendono alle province di Vicenza,
Pordenone, Bologna e Reggio Emilia.