M. Biagi: il prof. era in ritardo, basista avvertì killer

Era in ritardo, il professor Marco
Biagi, la sera in cui fu assassinato a Bologna. Ma qualcuno che
lo pedinava avvertì i killer informandoli che l’economista
aveva preso un treno successivo a quello previsto per rientrare
in città. Che fosse seguito gli investigatori lo ipotizzavano
da giorni, ma ora è arrivata un’ importante conferma da una
dinamica che presuppone un pedinamento.


L’ obiettivo degli investigatori resta ora quello di
ricostruire l’ esatta dinamica della sera del delitto. Da
Modena, dove insegna, Biagi prende il treno successivo a quello
che aveva previsto e, arrivato alla stazione di Bologna, prima
di uscire va alla biglietteria degli Eurostar per comprare un
tagliando per un altro treno, forse da prendere il giorno
successivo. Un biglietto che gli investigatori hanno infatti
ritrovato, rilasciato alle 19.55. Il professore parte dunque da
Modena con il treno delle 19.12, per poi arrivare al binario uno
del piazzale ovest della stazione di Bologna alle 19.37. Secondo
quanto appreso dagli investigatori, il professore avrebbe voluto
prendere l’ Intercity delle 19, che sarebbe arrivato alle 19.28.
Forse anche per questo il docente telefona a casa, per avvertire
del lieve ritardo con cui sarebbe rientrato. Dal treno scende
anche una ragazza, che poi s’ incontra con un giovane, l’ unico
che sta aspettando il treno: pure il professore scende e se ne
va, imitato dal ragazzo che poco prima ha abbracciato e baciato
la donna scesa dal treno. Con lei si allontana. L’ impressione
degli investigatori – che già avevano sequestrato i video
giorni fa – è che non si tratti di una vera coppia di
innamorati perchè le effusioni sembrano artefatte. Biagi va poi
alla biglietteria Eurostar, compra un tagliando, ed esce dalla
stazione per recuperare la bicicletta, lasciata nei pressi di
galleria Due Agosto, proprio di fronte alla stazione
ferroviaria, dall’ altra parte del viale di circonvallazione. In
quel momento chi lo pedina, forse quei due stessi giovani,
avverte, secondo questa ricostruzione, il gruppo di fuoco che l’
avrebbe poi ucciso in via Valdonica, davanti al portone di casa.
L’ attività d’ indagine è continuata anche con
perquisizioni in diverse città, fra cui Milano, mentre in
Procura i magistrati si sono incontrati nuovamente con
carabinieri del Ros e agenti della Digos e Antiterrorismo. A
Modena c’ è stato un controllo a 360 gradi nell’ ufficio del
professore. I carabinieri hanno visionato alcuni documenti
cartacei contenuti negli archivi del docente, hanno scaricato
dal computer dello studio n.43 tutti i file e i messaggi di
posta elettronica contenuti in memoria. Nei prossimi giorni i magistrati sentiranno tutti i più stretti
collaboratori del giuslavorista.