Non è reato se capo legge la posta del dipendente

Non commette reato il capo che, con lo scopo di assicurare la continuita’ dell’attivita’ aziendale, legge la posta elettronica di un dipendente quando questo e’ in ferie.
Lo ha stabilito il gup milanese Andrea Pellegrino, che ha archiviato definitivamente un’inchiesta aperta dal pm Fabio Napoleone nella quale la responsabile del reparto di project management e il rappresentante legale di una ditta di Milano erano indagati per violazione di corrispondenza aggravata.


Il sostituto procuratore a gennaio aveva gia’ chiesto l’archiviazione del caso, ma la dipendente (che era stata licenziata dopo il controllo della sua posta) aveva presentato opposizione. La vertenza era nata quando la donna aveva denunciato il suo superiore e il rappresentante legale della societa’ perche’, mentre era in ferie e a sua insaputa, avevano letto la posta elettronica arrivata sulla sua casella aziendale.
Il giudice ha rigettato l’opposizione all’archiviazione ritenendo, come ha scritto nelle motivazioni depositate oggi, ”l’infondatezza della notizia di reato”.
La vicenda ha inizio lo scorso agosto quando A.A. viene licenziata per presunta violazione dei doveri inerenti al rapporto di lavoro (licenziamento che la lavoratrice ha poi impugnato in sede civile con rivendicazioni economiche). La fine del rapporto di lavoro viene preceduta da una lettera raccomandata datata 6 agosto: ”Il giorno 31 luglio u.s., la sua responsabile, durante le normali e periodiche operazioni di lettura della casella aziendale di posta elettronica (cui fanno riferimento i clienti per i progetti a lei assegnati) al fine di verificare eventuali messaggi ricevuti durante il suo periodo di assenza per ferie, si imbatteva in comunicazioni inerenti soluzioni internet inequivocabilmente relative a progetti estranei a quelli attualmente gestiti” dalla ditta milanese.
A novembre la dipendente sporse una denuncia-querela e a gennaio ci fu la richiesta di archiviazione da parte del pm Napoleone. Ora e’ arrivata l’archiviazione definitiva del caso perche’, conclude il giudice Pellegrino, e’ esclusa ”la configurabilita’ a carico degli indagati di fattispecie delittuose”.