Modena: scoperto maglificio clandestino

Lunedì pomeriggio, al termine di un indagine durata circa un mese, la Polizia Municipale di Modena ha effettuato un blitz in via Campagna a Cognento dove al civico 36 è stato individuato un laboratorio di maglieria, gestito da una persona di nazionalità cinese, in cui erano occupati una trentina di operai suoi connazionali.

Al momento dell’irruzione all’interno vi erano 25 persone, tredici delle quali clandestini. Tutti alloggiavano in un piccolo appartamento attiguo al laboratorio ed in altri spazi, ricavati all’interno dello stesso laboratorio con pannelli in legno e nascosti da cumuli di maglieria. Come già accertato in altre circostanze, il lavoro veniva svolto soprattutto in orario notturno e quasi tutti i lavoratori trascorrevano all’interno dei locali il resto della giornata. Infatti, a Cognento nessuno immaginava che all’interno della palazzina controllata dalla Polizia Municipale potessero nascondersi tante persone. In una delle stanze situate all’ultimo piano della costruzione era stata ricavata anche una sala mensa con una ventina di posti, mentre in vari luoghi erano presenti scorte di cibo e necessario per la sopravvivenza. L’età media dei lavoratori clandestini rinvenuti è compresa tra i 20 ed i 25 anni, nessuno di loro parla la lingua italiana e per poter comunicare con gli stessi gli agenti hanno dovuto ricorrere ad una interprete. In realtà anche le persone che erano in possesso di un regolare permesso di soggiorno, pur risultando in Italia da molti anni, non erano in grado di comprendere nulla di quanto gli agenti dicevano loro, segno, questo, che i loro contatti con l’esterno sono stati quasi nulli. La situazione igienica dei locali è risultata precaria. Non venivano rispettate inoltre le più elementari norme per la prevenzione degli infortuni: all’interno dei locali sono state trovate anche tre bombole di gas. Per il funzionamento del laboratorio nessuna autorizzazione è stata mai rilasciata dal Comune, per cui l’esistenza dello stesso deve ritenersi abusiva, anche se a gestire il laboratorio era una società regolarmente costituita rappresentata da una persona di nazionalità cinese che è stata denunciata. Assieme alla stessa sono indagati altri due cittadini cinesi che, da quanto accertato, svolgevano mansioni di responsabilità all’interno della stessa società.