Scuola: è già autunno caldo

Le modifiche dell’ultima ora apportate alla finanziaria non sono state sufficienti. I sindacati della scuola sono usciti dall’incontro con il ministro dell’Istruzione confermando lo sciopero: il 18 ottobre la Cgil e il 14 le altre sigle.


Il “momento della verità”, rappresentato dal documento economico ha confermato, secondo i sindacati, l’assenza di risorse per la scuola.
Secondo il leader della Cgil Scuola, Enrico Panini, “prosegue la linea dei tagli e dei mancati investimenti e la scuola pubblica continua ad essere pesantemente sotto attacco. Tutto ciò – sottolinea Panini – trae origine dalle scelte di politica scolastica di questo governo e dal ddl delega in discussione al Senato che è incostituzionale, che privatizza l’istruzione e che ridurrebbe l’obbligo scolastico di un anno”. Panini conferma la richiesta “di uno sciopero unitario con una manifestazione nazionale a Roma per il 18“. Sciopero sì, ma il 14 ottobre, per la Gilda Insegnanti il cui segretario generale, Alessandro Ameli, sottolinea come nella finanziaria presentata oggi dal ministro, anche se le economie sono in parte ridimensionate rispetto agli annunci, “rimane l’assenza di risorse economiche da destinare al rinnovo del contratto”. Anche per quanto riguarda l’annuncio di 21 mila immissioni in ruolo, sottolinea, “sono state subordinate a determinate condizioni. Resta quindi confermato lo sciopero”. Secondo il segretario generale della Uil Scuola Massimo di Menna, “il testo della finanziaria conferma che non c’è nessun investimento sulla scuola”. “Nessun elemento di novità” vede nella finanziaria il segretario generale dello Snals, Fedele Ricciato, secondo il quale “il governo ha disatteso il suo programma e soprattutto le legittime aspettative del personale della scuola. Ha rinnovato le politiche di tutti i governi della Repubblica, fatte di tagli”. Per il segretario della Cisl Scuola, Daniela Colturani, infine, il “anche se il testo è stato profondamente modificato rispetto alle anticipazioni resta la gravità di scelte finalizzate al mero risparmio e prive di una qualsiasi visione strategica sul sistema scuola”.