E’ morto Pierangelo Bertoli

E’ morto stanotte, al Policlinico di
Modena, il cantante Pierangelo Bertoli. Nato a Sassuolo, aveva 60 anni. Tra i suoi successi ricordiamo ”Eppure soffia”, ”Sera di Gallipoli” e ”Per dirti t’amo” (1976), ”A muso d’uro” (1979), ”Maddalena” (1984), ”Una strada” (1989), ”Spunta la luna dal monte” (presentata al Festival di Sanremo del 1991 insieme al gruppo sardo Tazenda).
Il cantante e autore – che da anni era bloccato su una sedia a rotelle – aveva contribuito, circa dodici anni fa,anche al lancio del conterraneo Luciano Ligabue.

Bertoli era ricoverato dallo scorso fine settimana nel Policlinico dove si era gia’ sottoposto ad un periodo di cure pochi mesi fa.
Viveva a Sassuolo, dove era nato il 5 novembre 1942, con la moglie Bruna e i tre figli, Emiliano di 22 anni, Alberto di 21, anche lui cantante, Petra di 16, alla cui nascita Bertoli aveva dedicato una canzone col suo nome.
Era molto legato alla sua terra (il fratello gestisce un famoso ristorante a Sestola, sull’ Appennino) ed era spesso impegnato in iniziative di solidarieta’ e beneficenza. 
Tra i suoi amici piu’ cari c’ era padre Sebastiano Bernardini, il cappuccino vicino alla Nazionale cantanti. Il 10 novembre scorso Bertoli aveva cantato per i detenuti del carcere di Sant’ Anna a Modena e nella citta’ estense nel giugno precedente aveva partecipato al Festival della canzone dialettale esibendosi in diversi brani in modenese.

Tra le sue ultime apparizioni quella in primavera per il programma di Rete 4 ”La domenica del villaggio” assieme a Caterina Caselli, anche lei sassolese. Con gli altri artisti della cittadina, conosciuta come la capitale della piastrella in ceramica, aveva anche pubblicato un libro e un disco.
Appena poche settimane fa, poi, Bertoli era tornato sul mercato discografico dopo quattro anni di assenza con un nuovo album, ”Trecentouno guerre fa”, con quattro brani inediti e la riproposta di alcuni suoi pezzi storici, tra cui ”Pescatore”.
Pierangelo Bertoli non ha probabilmente mai ottenuto i riconoscimenti che il suo coraggio e il suo talento meritavano. Entrato a pieno diritto a far parte di quella scuola emiliana che da Lucio Dalla a Gianni Morandi attraverso Francesco Guccini, Vasco Rossi arriva fino a Ligabue e ai gruppi del nuovo rock, Bertoli e’ stato un autore che conosceva bene il linguaggio della musica americana e che non ha mai diviso il suo lavoro artistico da un dichiarato impegno politico.
Nato nel 1942, a Sassuolo (Modena) aveva cominciato a occuparsi attivamente prima del sociale che della musica. 
Costretto su una sedia a rotelle, grazie all’interessamento del suo amico Francesco Guccini ha esordito nel ’76 con un album dichiaratamente polemico intitolato ”Eppure soffia”. Il suo momento di maggior popolarita’ e’ stato durante gli anni ’80 quando ha interpretato la sua canzone piu’ celebre, ”Pescatore” insieme a Fiorella Mannoia e ha pubblicato anche un album antologico in cui tra l’altro rende omaggio a colleghi come Paolo Conte e Fabrizio De Andre’. Proprio sul finire di questo decennio nel disco ”Tra me e me” Bertoli ha inserito una canzone, ”Sogni di rock and roll” dell’ancora sconosciuto Luciano Ligabue il quale e’ rimasto legato a lui da sincera amicizia. Probabilmente la sua scelta piu’ sorprendente e’ stata quella di partecipare al Festival di Sanremo, lui sulla sedia a rotelle, impegnato a sinistra, sul palco che rappresenta da sempre ”la tradizione”. Eppure, insieme ai Tazenda, pesco’ nel suo repertorio uno dei suoi maggiori successi, ”Spunta la luna dal monte”. In fondo in questa canzone cosi’ legata ad atmosfere folk c’e’ la sintesi di quella che e’ stata la musica di questo personaggio singolare che ha sempre goduto del rispetto assoluto anche dei piu’ intransigenti artisti rock italiani come Modena City Ramblers con i quali ha anche collaborato: le tradizioni della sua terra (c’e’ piu’ di un suo brano in dialetto) ma anche il rock americano e il country, piu’ una certa vena poetica utilizzata per dare maggiore leggibilita’ al suo messaggio politico cosi’ lontano dai compromessi tipici dell’ambiente in cui Pierangelo Bertoli si era fatto strada davvero ”a muso duro”