Prignano: altre 2 persone arrestate con Mario Tegas

Sono tre gli arresti eseguiti sabato dai carabinieri di Pesaro nel modenese, a Prignano sul Secchia, dove e’ stato bloccato Mario Tegas, uno dei sospetti rapitori di Giuseppe Soffiantini, ricercato per una rapina a Montelabbate di Pesaro e sospettato di altre rapine in uffici postali e istituti di credito del centro nord.

Con lui sono finiti in manette altri due sardi, Roberto Arzu, che gli dava ospitalita’, e il fratello di questi Marco, per favoreggiamento personale. Tegas ha tentato inutilmente di scappare: era armato di una pistola con il colpo in canna e pronto a fare fuoco.
Nelle ore successive un provvedimento di custodia cautelare per la rapina di Montelabbate e’ stato notificato in carcere a Franco Arzu, arrestato il 15 settembre scorso dallo Sco e dalla Criminalpol di Cesena a Mercato Saraceno Il gruppo dovrebbe costituire l’ anello mancante della banda di sardi che a cavallo fra il 2000 e il 2001 era stata in parte sgominata (con sette arresti e quattro denunce) dopo una serie di dieci rapine in uffici postali del pesarese. Colpi tutti messi a segno con pistole e mitragliatori da guerra e abiti militari, davanti a impiegati e clienti terrorizzati.
I particolari dell’ operazione dei carabinieri sono stati resi noti oggi a Pesaro, in una conferenza stampa, che ha dato conto dello spessore criminale dei due latitanti, Tegas e Roberto Arzu, entrambi pregiudicati per associazione a delinquere finalizzata alle rapine e sospettati di far parte dell’ organizzazione capeggiata da Mario Moro, gia’ implicato nel sequestro Soffiantini e nell’ omicidio dell’ ispettore dei Nocs Samuele Donatoni, avvenuto nell’ ottobre del 1997.
Tegas, 31 anni, e Roberto Arzu, entrambi originari di Talana (Nuoro) erano inseguiti da un provvedimento restrittivo della Direzione distrettuale antimafia di Bologna e della procura della Repubblica di Pesaro come autori della rapina alla Banca Popolare dell’ Adriatico di Montelabbate, compiuta il 21 aprile del ’97. Si nascondevano in Emilia (secondo i carabinieri la diffusione prematura della notizia dell’ arresto di Franco Arzu ha rischiato di far saltare la cattura) ma per rintracciarli i militari hanno svolto indagini anche in Sardegna, tenendo sotto controllo in particolare cabine telefoniche che potevano essere utilizzate da persone a loro vicine. Proprio grazie agli elementi raccolti in questo contesto i carabinieri di Nuoro hanno potuto sventare il sequestro di un bambino, figlio della direttrice dell’ Ufficio postale di Loceri, rapito il 4 ottobre scorso e subito liberato, con l’ arresto dei responsabili.
Subito dopo questo episodio, il cerchio si e’ stretto attorno all’ abitazione di Roberto Arzu a Prignano sulla Secchia, sorvegliata dai carabinieri per una settimana (nella stessa zona abitano altri pregiudicati sardi) fino al blitz di sabato mattina all’ alba, che ha portato alla cattura del padrone di casa e di Tegas: un’ irruzione ad alto rischio, che i militari del reparto operativo pesarese hanno fatto indossando giubbotti antiproiettile, prevenendo una reazione armata del bandito.
Nelle successive perquisizioni sono stati infatti sequestrati la pistola impugnata da Tegas, munizioni, coltelli di genere proibito. C’ erano anche passamontagna, guanti di lattice, travestimenti e una considerevole somma di denaro, necessaria per mantenersi durante la latitanza. I tre arrestati sono rinchiusi nella casa circondariale di Modena, a disposizione dei magistrati di Pesaro e Urbino.