E-government: in P.A. mancano servizi e dirigenti

Tutte le regioni, le province e i comuni capoluogo di provincia hanno un sito internet, ma i siti non garantiscono realmente l’accesso all’attività dell’ente e per questo le pubbliche amministrazioni devono imparare ad usare la rete per i cittadini. E’ quanto rileva l’annuale rapporto sulle Città digitali, realizzato dal Censis e dal Formez.

Il rapporto rileva una serie di luci e di ombre: se da una parte la pubblica amministrazione e’ ormai presente on line (il 68,5% dei comuni con più di 5.000 abitanti è ormai su internet) e la funzione informativa dei siti degli enti locali è ormai completa e matura, ”lo stesso non si può dire dell’erogazione dei servizi: pochissimi sono in grado di fornire servizi on line anche solo di livello elementare”.

I siti, secondo il rapporto, non garantiscono realmente l’accesso all’attività dell’ente, nè attraverso la pubblicazione di documenti (solo l8,8% dei Comuni capoluogo, il 5% delle province e due regioni) nè dando la possibilità ai cittadini di comunicare le proprie opinioni. Si sta aprendo la strada delle newsletter e delle mailing list a contenuto informativo pubblicare da 12 siti regionali su 20, dal 25% delle province e dal 23,5% dei comuni capoluogo.

Nel complesso, tra le pubbliche amministrazioni locali cresce la consapevolezza dell’importanza della trasparenza amministrativa: l’80% dei siti monitorati mette in rete informazioni sul vertice politico e amministrativo dell’ente. Ma sono pochissimi quelli in grado di fornire servizi on line anche solo di livello elementare.

Meno di un sito comunale su 5 (il 17,6%) consente ai cittadini di pagare l’Ici on line. Ma la percentuale scende rapidamente al 3,9% quando si tratta di pagare contravvenzioni e imposta sui rifiuti. Per crollare a zero nel caso dei cambi di residenza e di domicilio o dell’iscrizione ai servizi scolastici.