Anziani: quelli emiliano romagnoli non si sentono vecchi

Non si sentono vecchi, ma hanno paure delle malattie, della solitudine e di un peggioramento
della loro situazione economica. Sono gli ultrasessantenni dell’Emilia-Romagna, fotografati da una indagine del Censis che ha chiesto a 1083 ‘over 60′ residenti in cinque regioni (oltre
all’Emilia-Romagna, Calabria, Basilicata, Lazio e Liguria) di valutare la propria condizione considerando le problematiche connesse alla loro età.


Il risultato dell’inchiesta ‘Invecchiare in salute‘ promuove a pieni voti la regione emiliano-romagnola. Per la maggior parte si diventa ‘vecchi’ quando manca la salute: per il 51% degli intervistati è infatti l’arrivo di un problema fisico che determina l’inizio della percezione della condizione di ‘anziano’.
A preoccupare di più questa fascia di età è infatti una malattia invalidante (42,8%), seguito da un peggioramento della situazione economica (12,7%), e dalla solitudine (12,2%). Ma,
timori a parte, il 72% degli intervistati non si sente anziano, e addirittura il 53,3% degli ultraottantenni si autodefinisce ‘non anziano’. Inoltre, dice di essere ‘molto felice’ l’11,5% degli intervistati; ‘abbastanza felice’ il 66,2%.

La sensazione di giovinezza è per la maggior parte dovuta al fatto di ‘tenere la mente in allenamento'(38,7%), curare il proprio stile di vita (21,9%), dedicarsi agli altri (19,4%).

Per mantenersi in salute, il 67% presta grande cura alla prevenzione: il 40,7% fa lunghe passeggiate, il 36,3% adotta una alimentazione controllata, il 14,8% frequenta palestra o piscina.

Ma il caro vita pesa su questa fascia di età in modo
determinante: il 91,1% degli intervistati possiede la casa in cui vive e l’87% è pensionato, ma il 78,2% ha percepito, nell’ultimo anno, una riduzione dei propri risparmi; il 35,7% una riduzione del reddito e circa una metà degli intervistati ha dichiarato una riduzione dei propri consumi.

In compenso gli ultrasessantenni hanno un ottimo rapporto con il territorio in cui vivono: il 97% dice che il posto in cui abita è un posto in cui ‘si vive bene’. Ma proprio su questo fronte, gli anziani hanno richieste esplicite. Per tutti infatti la possibilità di muoversi agevolmente in regione è sintomo di buona qualità della vita, e quindi il 20,5% lamenta problemi legati al traffico e il 14% di microcriminalità, contro un 33,9% che ritiene soddisfacenti i servizi.

Globalmente positiva l’opinione sui servizi di supporto all’età anziana , quelli di assistenza sociale e tempo libero.Tuttavia è da considerare la percentuale piuttosto alta di chi ritiene debbano essere potenziati tutti i servizi relativi al tempo libero rivolti agli anziani, come l’Università della
Terza Età e le agevolazioni economiche per cinema, mostre, spettacoli ed eventi culturali. In questo campo gli anziani puntano il dito contro l’insufficiente capillarità dell’informazione sull’offerta culturale di servizi.

Il 17,4% definisce ‘ottimo’ il proprio stato di salute, il
62,3% buono. L’80,1% è autonomo; il 16,4% ha bisogno di aiuto solo in alcuni casi. Il 40% ricorre all’uso di terapie ricostituenti a scopo preventivo, il 90% compie accertamenti diagnostici (il 50% regolarmente ed il 36,2% saltuariamente).
Solo il 12% degli intervistati (tra i 70-74 anni) ha rilevato problemi di salute gravi nell’ultimo anno. Per la maggior parte, il 60%, il servizio ospedaliero rappresenta il principale punto di riferimento, solo il 22,1% invece fa il medico generico.
Negativa infine la valutazione degli intervistati circa il rapporto tra livello di soddisfazione ed offerta e funzionamento dei servizi: eccessivi tempi d’attesa (30,7%), scarsa funzionalità organizzativa dei servizi, code (18,5%).