1° dicembre Giornata mondiale lotta Aids

E’ l’occasione per focalizzare l’attenzione su risultati e prospettive rispetto alla prevenzione e alla cura dell’Aids. E per informare una volta di più sui rischi nelle modalità di trasmissione del virus, in particolare quelle legate ai rapporti eterosessuali, che negli ultimi anni risultano essere le prevalenti.
Mercoledì 1 dicembre, torna l’appuntamento annuale della ‘Giornata mondiale per la lotta all’Aids‘.


AIDS IN EMILIA ROMAGNA
Quadro epidemiologico

Il Servizio sanità pubblica della Regione elabora i dati relativi ai casi di Aids notificati nel territorio regionale, predisponendo ogni anno una relazione che analizza gli aspetti epidemiologici e dell’assistenza. Il report aggiornato al 31 dicembre 2003 è consultabile all’interno del portale Saluter.
Di seguito una sintesi dei dati.
I nuovi casi di AIDS in Emilia-Romagna dopo un’importante diminuzione dell’incidenza (nel ’95 il tasso per 100.000 abitanti era 14.5, nel 1999 era 4.3) da cinque anni registrano una sostanziale stabilità: 4.9 nel 2001, 3.9 nel 2002, 4.3 nel 2003 (fonte: Coa, Centro operativo AIDS dell’Istituto superiore di sanità, che considera il numero delle notifiche pervenute in ciascun anno in esame). Secondo la comparazione tra Regioni, fatta dal Coa, nel 2003 l’Emilia-Romagna si colloca al quarto posto tra le Regioni italiane con un tasso di incidenza del 4.3 (dietro a Lombardia, 4.9, Lazio, 4.8, e Liguria, 4.7).
Complessivamente in Emilia-Romagna i casi di AIDS notificati dalle strutture sanitarie regionali nel periodo 1984/2003 sono 5.660 (5.129 i residenti).
E’ importante considerare che la forte riduzione dei nuovi casi di AIDS è difficilmente attribuibile a una riduzione delle infezioni da HIV, quanto piuttosto alle nuove terapie di farmaci antiretrovirali che hanno allungato in modo significativo il periodo di tempo che trascorre tra l’infezione e la malattia.
L’ HIV/AIDS, invece, continua a rappresentare un rilevante problema. Continua ad essere inadeguata la percezione del rischio: il 44% delle persone in Emilia-Romagna si scopre malato di AIDS senza essere venuto prima a conoscenza della propria sieropositività. Continua inoltre ad essere sottovalutato il fatto che l’AIDS è un rischio per tutti: le modalità di trasmissione del virus non vedono più al primo posto il contagio per via parenterale (con iniezioni) bensì il contagio attraverso rapporti eterosessuali (che hanno riguardato il 51% delle donne il 36% degli uomini nel triennio 2001- 2003).
Le persone sieropositive sono stimate tra 6000 e 9000.
Il numero dei bambini con infezione da HIV si è ridotto progressivamente nel tempo e in modo significativo, grazie all’adozione di protocolli di prevenzione e profilassi. Nella nostra regione nel 2003, su 31 madri con infezione da HIV, un bambino è nato sieropositivo (nel 2002 nessun neonato sieropositivo su 48, nel 2001 nessuno su 34).

L’assistenza
Le terapie antiretrovirali hanno determinato migliori condizioni delle persone sieropositive. Questo ha consentito una diminuzione dell’assistenza in ospedale (sia per quanto riguarda il ricovero ordinario che in day hospital) in favore di un aumento dell’assistenza ambulatoriale (con possibilità di fornire a domicilio i farmaci antiretrovirali), dell’assistenza a domicilio e dell’assistenza in case alloggio.
Nel biennio 2002 – 2003, il 31,7% dei malati di AIDS ha usufruito di assistenza domiciliare o di assistenza in case alloggio.