Cani avvelenati in aree pubbliche: aumentano i casi

Sono in aumento i casi di avvelenamento di animali domestici che si sono verificati in aree e parchi pubblici utilizzando esche e bocconi contenenti sostanze tossiche, se non veri e propri veleni come la stricnina.

Nel 2003 l’Istituto zooprofilattico di Modena ha esaminato 15 carcasse portate da altrettanti cittadini insospettiti dalla morte improvvisa del loro animale e 17 esche e bocconi trovate in prevalenza in aree pubbliche soprattutto di Modena, ma anche a Carpi, Sassuolo e in Appennino.

In tre casi gli animali erano effettivamente morti per aver ingerito sostanze tossiche, tra cui appunto stricnina e fitofarmaci, mentre in sei casi le esche contenevano dosi massicce di queste sostanze, letali per sia per gli animali che per l’uomo.

“Ma questi sono solo i casi denunciati – afferma Maurizio Guaitoli, assessore alla Sanità della Provincia di Modena – in realtà il fenomeno è purtroppo molto più diffuso, nonostante sia una pratica punita dalla legge. Chi ha il sospetto che la morte del proprio animale sia dovuta a cause di questo tipo deve rivolgersi ad un veterinario o all’Ausl”.

Per far fronte a questo problema la Provincia di Modena ha avviato un Osservatorio sulle tipologie di avvelenamento degli animali domestici, promuovendo al contempo un’azione di contrasto del fenomeno che coinvolge l’Istituto, il servizio veterinario dell’Ausl di Modena, l’Ordine dei medici veterinari e il Comune di Modena.

“Scopo del progetto – sottolinea Guaitoli – è quello di garantire una maggiore sicurezza soprattutto nelle aree pubbliche, perché i bocconi avvelenati abbandonati possono essere raccolti inavvertitamente dai frequentatori di parchi e giardini pubblici”.

Il primo obiettivo dell’intesa è quello di favorire una maggiore conoscenza dl fenomeno. Per questo i Comuni si impegnano a raccogliere i bocconi e gli animali con sintomi da avvelenamento, inviandoli al servizio veterinario dell’Ausl e ai veterinari della zona; per ogni comune, inoltre, sarà effettuata anche una mappatura delle zone dove è più frequente la distribuzione di cibo per animali non di proprietà. All’Istituto zooprofilattico spetta, invece, il compito di raccogliere e analizzare i reperti e di elaborare ogni anno una relazione sul fenomeno.

Intanto sono già stati realizzati incontri di formazione e aggiornamento con gli operatori, mentre ai veterinari sarà consegnato materiale informativo con modelli e schede da utilizzare in questi casi.