Crisi Ucraina: rischi per industria ceramica

La crisi Ucraina rischia di
ripercuotersi anche sull’economia italiana. A cominciare da uno
dei settori industriali a maggiore vocazione nazionale, quello
delle piastrelle che proprio in questi mesi sembra
incontrare segnali positivi nelle prospettive di mercato a medio
termine. E’ quanto rileva un rapporto di Nomisma, ricordando
che le importazioni di argilla e caolino, materie prime
essenziali per la lavorazione di ceramiche e piastrelle, dall’
Ucraina sono aumentate costantemente, fino a rappresentare
quasi la metà dell’intero import di materie prime.


Dall’Ucraina l’Italia importa il 46% del totale di argilla e
caolino proveniente da oltrefrontiera. E, di questo, l’87,3%
passa per il porto di Ravenna destinato al distretto emiliano delle ceramiche. Distretto di
punta del panorama ceramistico nazionale, che nel 2003 ha
contato oltre 5,2 miliardi di euro di valore dela produzione,
realizzata per oltre l’80% (4,3 miliardi di euro) direttamente
tra Reggio Emilia e Modena.


Più in generale la situazione di
incertezza politica in Ucraina, legata alla recente tornata
elettorale, impone una riflessione sulle possibili conseguenze
economiche per l’Italia derivanti dalle interdipendenze
commerciali presenti: il rapporto commerciale Ucraina-Italia si
caratterizza per un rilievo assoluto contenuto (import pari allo
0,48% delle importazioni totali italiane; export verso l’Ucraina
pari allo 0,34% del totale esportato italiano).

Ma nell’
ambito di questo ridotto ‘peso assoluto’, le esportazioni
italiane fanno riferimento soprattutto a prodotti della
manifattura e macchinari, mentre importiamo soprattutto materie
prime. Dall’analisi del valore delle importazioni, spiccano i
prodotti della siderurgia e carburanti gassosi (escluso il gas
naturale) per un valore pari al 56,4% del totale importato. Le
due voci rappresentano, rispetto all’import italiano dal mondo
del 2003, l’8,12% ed il 3,91% delle rispettive categorie.