Violenza, in Italia 500 mila le donne stuprate

Una donna su trenta ha subito uno stupro attuato o tentato: sono 520mila, secondo l’Istat, le italiane tra i 14 e i 59 anni vittime di violenza sessuale. E più della metà del totale, precisamente 9 milioni 860 mila, hanno subito nella vita almeno una molestia a sfondo sessuale.


E’ quanto emerge da un’indagine telefonica svolta nel 2002 su un campione di quasi 23 mila donne italiane tra i 14 e i 59 anni, i cui dati sono stati diffusi solo on-line, a causa della mobilitazione in corso all’Istituto di statistica che ha impedito lo svolgimento della conferenza stampa di presentazione.

Violenze, non dagli sconosciuti
Autori delle violenze, contrariamente ai luoghi comuni, non sono ignoti maniaci, ma per lo più persone conosciute, se non addirittura intime: amici, familiari e fidanzati. Proprio tra casa e posto di lavoro si consuma il 43,8 per cento degli stupri messi in atto o tentati. L’indagine rivela fra l’altro che quasi una donna su quattro (il 24,2%) ha subito violenze ripetute da parte della stessa persona.
Solo il 18,3% delle vittime è stata violentata da un estraneo, il 14,2% da una persona che conosceva di vista. Per il resto in prima linea ci sono gli amici (23,5%), seguiti dai datori o colleghi di lavoro (15,3%), dai fidanzati/ex fidanzati (6,5%), dai mariti ed ex mariti (5,3%).

Un silenzio difficile da rompere
Una violenza, quella sessuale, che viene definita “grave” dall’84,7% delle vittime, “molto grave” dal 57,6%; ma di cui quasi una donna su tre continua a non parlare con nessuno. Nonostante chi la subisce ne porti le conseguenze in termini di diverso atteggiamento,soprattutto sul piano relazionale: quasi la metà delle vittime (48,9%) ha infatti dichiarato di essere diventata più fredda e distaccata.
Silenzio che si estende alla trafila giudiziaria: solo il 7,4% delle vittime di stupro attuato o tentato ha trovato il coraggio di denunciare il fatto (per fortuna il dato sale al 9,3% se si considerano solo le violenze commesse negli ultimi tre anni).

Molestie: soprattutto a parole
Tra le molestie sessuali, a fare la parte del leone sono quelle verbali e le telefonate oscene (rispettivamente il 25,8% e il 24,8%). Seguono i pedinamenti e gli atti di esibizionismo, fino alle molestie fisiche che raggiungono quasi il 20%. Negli ultimi tre anni, le più a rischio per questo tipo di attacchi sono risultate le giovanissime (tra 14 e 24 anni).
Stavolta, contrariamente al caso dello stupro, gli aggressori sono soprattutto estranei (58,2%) e conoscenti superficiali (l’11,8%): dunque le donne sono a rischio in autobus, per strada e nei locali pubblici assai più che in casa propria o di amici. Anche in questo caso, le molestie sono ritenute “molto” o “abbastanza gravi” dal 69,6% delle vittime.

Ricatti sul lavoro

Emerge dall’indagine che i favori sessuali sono spesso usati come merce di scambio sul posto di lavoro: sono 373mila le donne che nel corso della vita lavorativa sono state sottoposte a ricatti sessuali per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per avanzare di carriera. Il 55,6% di loro ha finito per cambiare lavoro rinunciando alla carriera; solo il 4,4% ha continuato a lavorare mentre il 3,5% è stata licenziata dopo un rifiuto.
Ancora più alto è il numero delle donne a cui, al momento della ricerca di lavoro, è stata chiesta una generica “disponibilità sessuale”: sono 582mila. E questo accade, rivela l’indagine, soprattutto a donne con un titolo di studio elevato.
Nel 77,1% dei casi, le vittime di ricatti sessuali hanno scelto di mantenere il segreto: solo il 22,9% ha raccontato la propria esperienza, soprattutto ai colleghi. Quasi nessuna, poi, ha denunciato il fatto alle forze dell’ordine; la motivazione più frequente è ritenere il fatto “non abbastanza grave” (28,6%) seguita dalla “poca fiducia nelle forze dell’ordine” (23,7%) e dalla “paura di essere giudicata al momento della denuncia” (22,5%).