Capodanno: su tavole italiani cotechino da 2500 km

“Nella notte più lunga dell’anno gli italiani consumeranno cotechini e zamponi che messi in fila sviluppano una lunghezza complessiva di circa 2500 chilometri, quasi due volte l’Italia”. E’ quanto stima la Coldiretti in vista del Capodanno nel sottolineare che sono circa dieci milioni i pezzi acquistati dagli italiani per essere in gran parte esauriti durante le festività che quest’anno hanno consacrato lo zampone come il prodotto alimentare natalizio più conveniente, con un calo di circa il 15% nei prezzi di vendita, secondo l’Intesaconsumatori.

A essere preferiti, sulle tavole delle feste insieme alle “fortunate” lenticchie, sono in oltre la metà dei casi – sottolinea la Coldiretti – le specialità riconosciute dall’Unione Europea, come il Cotechino e lo Zampone di Modena IGP.
Tra le lenticchie – continua la Coldiretti – le più ricercate sono quelle Castelluccio di Norcia IGP ma anche quelle inserite nell’elenco delle specialità tradizionali nazionali come le lenticchie di S.Stefano di Sessano (Abruzzo), di Valle agricola (Campania), di Onano, Rascino e Ventotene (Lazio), molisane (Molise), di Villalba e Ustica (Sicilia) o quelle umbre.

I cotechini e gli zamponi – riferisce la Coldiretti – sono prodotti dal consumo tipicamente natalizio e si distinguono tra loro anche dal fatto che mentre nei primi viene riempita di carne una guaina di budello di maiale nei secondi a contenere il gustoso ripieno è la zampa svuotata dell’animale.
La nascita dello zampone viene fatta risalire intorno al 1511, anno in cui le truppe di Giulio II, papa guerriero, assediarono Mirandola, fedelissima alla Francia e patria di Giovanni Pico, ancora ricordato per la sua prodigiosa memoria. Gli abitanti della città presa d’assedio, per non lasciare ai nemici i pochi suini rimasti li uccisero tutti e per non sprecare la carne in un solo momento la affidarono ad un cuoco di Pico. Questo personaggio ebbe la brillante idea di tritare tutta la carne e miscelarla, com’era uso nella cucina rinascimentale, con molte spezie. Una volta completata questa operazione inserì il composto nella pelle delle zampe anteriori dei maiali, per poterlo conservare a lungo e cuocerlo al momento opportuno. Nacque così – conclude la Coldiretti – il prototipo del famoso ed ancora attualissimo zampone di capodanno.