Alimentare: Coldiretti, è straniero un frutto su quattro

Sugli scaffali di vendita un prodotto ortofrutticolo su quattro proviene dall’estero con la sostituzione delle produzioni stagionali nazionali che garantiscono livelli da primato per sanità, qualità e freschezza, con prodotti importati che non sempre rispettano i limiti di legge come conferma il fatto che quasi un pompelmo estero su dieci (9,3%) è risultato irregolare, secondo il “Programma nazionale 2004 di controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari”.

E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’attività di controllo svolta dall’Ispettorato Repressione Frodi dalla quale risulta l’arrivo in Italia di frutta e verdura dalle più disparate provenienze come il basilico e la salvia dal Marocco, le clementine e le ciliegie dall’ Argentina, i meloni dal Brasile e le mele cinesi e cilene, destinate spesso a confondersi con le produzioni Made in Italy perché in un caso su dieci i prodotti esposti non sono risultati in regola con le norme sull’etichettatura. Di fronte a prodotti “freschi” che devono percorrere migliaia di chilometri prima di giungere in tavola la produzione Made in Italy – precisa la Coldiretti – si colloca su valori da primato sanitario, a livello mondiale ed europeo e la frutta italiana è più sicura di quella importata come dimostrano i dati del Ministero della Sanità secondo il quale oltre il 98% di frutta e verdura e’ privo di pesticidi o presenta residui entro i limiti di legge: una percentuale in costante miglioramento con un numero di campioni irregolari che è diminuito dal 5,6% nel 1993 all’1,8% nel 2004.

La maggiore presenza di prodotti alimentari Made in Italy sugli scaffali dei supermercati è dunque – sostiene la Coldiretti – un contributo alla salute e alla ripresa economica del Paese e bisogna evitare il rischio che la grande distribuzione estera presente in Italia abbia rapporti commerciali privilegiati con fornitori stranieri a danno delle produzioni locali. Per questo servono più controlli per garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori sull’origine della frutta e verdura in vendita, ma occorre anche collegare l’ampliamento o l’apertura di nuovi supermercati alla garanzia di rendere disponibili spazi adeguati alla commercializzazione di frutta e verdura locale.