L’Aci compie 100 anni

Questa mattina a Roma si è dato inizio all’anno in cui l’Automobile Club d’Italia festeggia i suoi primi 100 anni dalla fondazione. Due le iniziative, prime in cantiere, per dare la continuità tra il passato ed il futuro.

Si inizia con l’emissione di un francobollo, del valore di 0,45€ di posta ordinaria, caratterizzato dalla presenza del logo ACI che è stato sinora utilizzato per individuare il club degli automobilisti. Parallelamente è stato presentato il nuovo marchio con cui inizia il secondo centenario che vuole essere ancora più attivo ed attuale in funzione dello sviluppo dell’automobile.

“Coniugare innovazione e tradizione. E’ il filo conduttore che ha legato questo passaggio di testimone tra il passato glorioso ed un futuro che non vuole essere da meno– commenta l’ing. Angelo Orlandi membro dell’ esecutivo ACI e presidente dell’A.C. Modena- – il nuovo marchio, realizzato da Bob Noorda, artista di fama internazionale, è la sintesi riuscita di questi due elementi. Il tratto del grafico è il simbolo di una realtà che intende costruire il proprio futuro su un patrimonio che è ricco di passione, cultura, conoscenze ed esperienze. Il tutto racchiuso nei nostri primi cento anni di storia”.

Uomini al servizio degli automobilisti, questa, da sempre, è la spina dorsale dell’ACI.
“Un riconoscimenti a questi uomini che sono stati “stilizzati” con la presenza di quel puntino, inserito sulla lettera A del nuovo logo– sottolinea Orlandi– Così si vuole simboleggiare l’allargamento di orizzonte culturale e operativo del nostro Club. Una realtà che non si limita più a corrispondere, solo, alle esigenze degli automobilisti, ma che punta a soddisfare sogni e bisogni di tutti i “movers”. Ovvero le persone che si muovono, per la famiglia, il lavoro, lo studio, lo sport, la cultura, il tempo libero, i viaggi, le vacanze. Si muovono, indipendentemente dal mezzo che scelgono, senza distinzione di razza e religione. Un allargamento di orizzonte dell’ACI, anche verso i nuovi mezzi di trasporto, è indispensabile se si vuole davvero contribuire a sciogliere i nodi di un sistema di mobilità sempre più articolato e complesso, e i cui “mali” non possono essere affrontati al di fuori di una logica sistematica”.