Modena: suicida in carcere gregario Provenzano

E’ stato trovato morto in cella a
Modena il boss mafioso Francesco Pastoia, 62 anni, fermato
lunedì notte a Castelfranco Emilia. Era accusato di essere uno
dei gregari più fidati del capomafia latitante Bernardo
Provenzano e un sicario delle cosche.

Francesco Pastoia si sarebbe
impiccato con il lenzuolo alle sbarre della finestra della sua
cella dove era in isolamento. Secondo quanto si è appreso, è
stato trovato appeso alle sbarre alle 6.05 di questa mattina da
una guardia carceraria appena entrata in turno, vale a dire solo
cinque minuti dopo l’ ultimo controllo al quale tutto era
apparso regolare. Alle 6, infatti, l’ agente che stava per
smontare lo aveva controllato vedendolo sdraiato sulla sua
branda a dormire.
La guardia che lo ha trovato impiccato ha immediatamente
chiamato aiuto e insieme ai rinforzi giunti nella cella al piano
terreno, a quanto risulta l’unica occupata in quell’ala del
carcere, ha sollevato il corpo adagiandolo sul letto cercando di
rianimare Pastoia anche gettandogli acqua in viso.
E’ stato
quindi avvertito il Pm di turno, dottoressa Natalini, che si è
subito recata in carcere insieme al procuratore aggiunto
Manfredi Luongo per un sopralluogo nella cella.
La Procura ha già disposto l’autopsia, gli esami
tossicologici e accertamenti ematochimici sul corpo di Pastoia
per accertare che si sia trattato effettivamente di un suicidio.

Nel frattempo è stata disposta
anche un’ inchiesta amministrativa interna al carcere.
Il procuratore aggiunto Manfredi Luongo, che al termine del
sopralluogo ha parlato di un “suicidio al 90%”, e la sua
giovane collega sono giunti nel carcere di Modena alle 7.30,
trovando il corpo di Pastoia già rimosso e adagiato sulla
brandina. Ai due magistrati è stato riferito che al momento del
ritrovamento del cadavere appeso alle sbarre con tre nodi
scorsoi, Pastoia, che era alto circa 1 metro e 65, era sollevato
da terra di una decina di centimetri.
In attesa dei risultati dell’autopsia e delle analisi
tossicologiche per accertare l’ eventuale presenza di veleno o
altre sostanze, un primo esame medico – ha riferito il dottor
Luongo – ha rilevato un segno sotto il mento di Pastoia e uno
più laterale che indicherebbero un’ impiccaggione ‘soft’
rispetto alle tracce lasciate da una corda legata al collo,
segni quindi compatibili con l’uso del lenzuolo. Intanto la
Scientifica sta passando al setaccio il cestino dei rifiuti e l’intera cella occupata dal sicario delle cosche, che a quanto
risulta non ha lasciato biglietti. Pastoia era cardiopatico e da
lunedì notte, quando è finito in carcere in seguito al maxi
blitz che ha portato al fermo di 50 persone, era seguito da un
medico e da una psicologa del penitenziario di Modena, i quali
hanno riferito agli inquirenti che in questi giorni il boss
mafioso non aveva manifestato segni premonitori di un gesto del
genere.

Già questa mattina il Procuratore aggiunto di Modena ha
sentito per telefono il capo della Procura di Palermo Piero
Grasso, al quale ha riferito i primi passi dell’inchiesta sulla
morte di Pastoia, che comunque per gli inquirenti siciliani
aveva più di un motivo per compiere un gesto estremo. Nel
provvedimento di fermo che lunedì notte lo ha portato in
carcere, il boss che per molti anni ha organizzato la latitanza
di Provenzano aveva avuto infatti modo di leggere le centinaia
di intercettazioni di cui non si sarebbe mai aspettato: nelle
registrazioni Pastoia rivela, involontariamente, di aver violato
diverse regole di Cosa nostra e di aver tentato di “prendere in
giro” lo stesso Provenzano su alcuni delitti. Non solo,
parlando con un suo amico, confessa involontariamente di aver
commesso omicidi senza l’autorizzazione dei capimafia delle zone
in cui sono stati effettuati. Secondo gli investigatori questi
comportamenti, svelati dalle sue stesse parole registrate dalle
microspie, hanno rovinato la figura di Pastoia agli occhi del
superboss latitante.