Agricoltura: nuove aggregazioni per essere competitivi

Ci sono circa 400 mila aziende agricole in Italia (70 mila in Emilia-Romagna) che sono in mezzo al guado tra chiudere l’attivita’ o diventare competitive. E’ quanto emerso da una ricerca svolta dalla societa’ Agri2000 e presentata a Bologna in un convegno sul tema ‘Aggregarsi per competere’.


Svolta per conto della Regione Emilia-Romagna e delle organizzazioni agricole e cooperative, la ricerca ha evidenziato che in Italia ci sono 1.800.000 aziende agricole (70.000 in Emilia Romagna) ‘marginali’ per dimensioni e prospettive di sviluppo; 300.000 aziende (10.000 in Emilia-Romagna) ‘competitive’, con forti potenzialita’ di crescita; 400.000 aziende (30.000 in Emilia-Romagna) ‘vitali’, con prospettive di sviluppo, ma di dimensioni economiche insufficienti. ”Queste ultime – commenta il presidente di Agri2000, Camillo Gardini – possono crescere e diventare competitive o diventare completamente marginali, con il conseguente rischio di un abbandono del territorio. E’ su queste che abbiamo incentrato la nostra attenzione per cercare soluzioni innovative, in grado di far pendere la bilancia verso lo sviluppo”.

La ricerca ha preso in esame in Italia, Francia e Germania, una serie di forme di aggregazione, da un minimo di due a un massimo di venti aziende, da cui sono scaturite strategie di sviluppo che hanno cosentito una maggiore efficienza economica e l’avvio di nuovi settori di attivita’ spesso preclusi all’ azienda singola. Dall’ indagine e’ risultato che il 35% delle nuove aggregazioni riguarda la commercializzazione dei prodotti, il 25% la gestione di terreni e allevamenti, il 15% la trasformazione dei prodotti agricoli, il 10% i servizi (agrituristici, ambientali) e il resto attivita’ di valorizzazione delle produzioni, gestione in comune di manodopera, acquisto mezzi meccanici. Secondo il responsabile scientifico della ricerca, il prof. Luigi Vannini, docente all’ Universita’ di Bologna, ”i risultati non dimostrano la riduzione del bisogno di cooperazione, ma la necessita’ di forme diverse di aggregazione tra imprese, che possano generare una serie di efficienze e di miglioramenti di prodotto e di processo”. Secondo gli autori della ricerca, ”alla luce degli esempi rilevati e’ necessario promuovere interventi formativi innovativi per dare agli imprenditori agricoli gli strumenti e le strategie di aggregazione a partire dalle esperienze in atto”.

”Non e’ un problema di dimensione delle imprese – ha affermato a conclusione dell’incontro l’assessore regionale all’ agricoltura dell’Emilia-Romagna, Guido Tampieri – ma del nuovo sistema competitivo in cui e’ inserita l’azienda. In un momento di crisi non si puo’ pensare di fare a meno dei sistemi organizzati. Occorre invece una maggiore organizzazione, lasciando libero l’imprenditore di trovare la forma migliore per la sua aziende in un determinato momento. Occorre cioe’ piu’ flessibilita’ nel sistema organizzativo e a questo deve accompagnarsi una adeguato sistema normativo”.