Scavi di ghiaia nei fiumi e sicurezza idraulica

Serve un piano straordinario di ripristino dei fiumi, in particolare del Secchia, superando la logica degli interventi su brevi tratti di argine, a volte inefficaci e difficili da controllare. Lo ha affermato durante il Consiglio provinciale Alberto Caldana, assessore all’Ambiente della Provincia di Modena, rispondendo ad una interrogazione di Giorgio Barbieri (Lega nord) sugli scavi di ghiaia nei fiumi e in particolare nell’alveo del Panaro.


Caldana ha ricordato che tutti gli scavi in alveo sono vietati per legge e che alcuni interventi, realizzati anche di recente, con asportazione di ghiaia, sono stati autorizzati dalla Regione nell’ambito dei lavori di ripristino. Questi lavori urgenti, richiesti dai Comuni e finanziati anche dal pronto intervento della Protezione civile, hanno previsto la necessità di usare macchine operatrici in alveo. Le piene, infatti, provocano accumuli di ghiaia nei tratti d’alveo del fiume a minor pendenza; l’intervento serve non solo a ricostituire il profilo del fondo dei fiumi, ma anche a costituire riserve di ghiaia, da movimentare nei modi, nei tempi e nei luoghi opportuni, contro le erosioni e per difendono i fianchi dei fiumi sui quali corrono le strade, tra cui la Fondovalle Panaro.

“Tuttavia anche dopo le piene di questi ultimi giorni – afferma Caldana – è evidente che questi interventi non bastano più, perché mentre si sistemano un tratto, un altro vicino subisce dei danni e si deve ricominciare. Invece per garantire sicurezza a lungo periodo servono risorse da investire per un completo recupero e riassetto dei nostri fiumi principali”.

Sul tema dei controlli Caldana ha assicurato che la Provincia esegue per conto dei Comuni un’attività di ispezione periodica su tutte le cave nel modenese comprese quelle che riguardano il fiume Panaro che sono state controllate anche il 15 aprile scorso.