Il mercato del lavoro modenese

Un mercato del lavoro sostanzialmente sano, con una bassa percentuale di persone in cerca di occupazione e una buona parte della popolazione attiva dal punto di vista lavorativo, che però negli ultimi mesi ha dovuto affrontare alcune difficoltà legate alla congiuntura economica sfavorevole.

E’ la fotografia che emerge dal Rapporto 2004 dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia di Modena che analizza i dati raccolti dai Centri per l’impiego nella loro attività quotidiana e attraverso l’indagine trimestrale sulle forze di lavoro effettuata su di un campione di famiglie modenesi con oltre 27 mila interviste nel corso del 2004.

Il Rapporto verrà presentato nelle prossime settimane, ma in occasione della Festa del Primo maggio l’assessore al Lavoro Fabrizio Righi ne sintetizza alcuni aspetti. “Il primo dato da sottolineare – spiega Righi – è la percentuale delle persone che si possono definire disoccupate, cioè “in cerca di occupazione” secondo la definizione Istat, pari al 3,3 per cento della popolazione attiva, ossia dell’insieme delle persone che già lavorano o che cercano attivamente un lavoro. Questa percentuale è leggermente cresciuta rispetto al 2003 quando era del 3,1 per cento ma rimane una delle più basse in Italia”. Infatti, mentre il tasso di disoccupazione nazionale nel 2004 è stato pari all’8 per cento, quello regionale si è attestato al 3,7 per cento.

Significativo anche il tasso specifico di attività, vale a dire la fetta di popolazione tra i 15 e 65 anni che risulta occupata o in cerca di occupazione: a Modena è di 72 persone su 100, quando in Italia sono 62 e a livello regionale 71.

“Non mancano però aspetti meno positivi – aggiunge Righi – come l’aumento delle persone in cerca di occupazione: lo scorso anno erano stimate in 10.480, a fronte di oltre 302 mila persone che già lavoravano. L’occupazione è aumentata dello 0,5 per cento rispetto al 2003, la disoccupazione invece del 10,6 per cento, stando alle nuove definizioni Istat. Questo andamento è confermato rispetto ai precedenti Report dell’Osservatorio e rispecchia la necessità di aumentare il reddito familiare per rispondere alla crescita del costo della vita, di conseguenza in questi ultimi anni sono aumentate le persone che lavorano o cercano un lavoro attivamente. E il mercato del lavoro modenese continua ad assorbire la crescente offerta di lavoro ma non a un ritmo sufficiente”.

La percentuale di disoccupazione femminile, inoltre, è stata pari al 4,7 per cento: “Un dato positivo – commenta Righi – rispetto al 5 per cento a livello regionale e al 10,5 per cento nazionale, ma che dimostra come ancora vi siano delle disparità di genere nell’accesso al mercato del lavoro. La disoccupazione maschile in provincia di Modena, infatti, risulta invece del 2,3 per cento, a fronte del 2,7 regionale e del 6,4 a livello nazionale. Inoltre, i dati dimostrano come la percentuale di giovani (dai 15 ai 24 anni) che cercano attivamente un lavoro ma non lo hanno ancora trovato, sia in costante crescita nel corso del 2004; questo significa che i giovani incontrano sempre maggiori difficoltà per entrare nel mercato del lavoro”.

Le difficoltà congiunturali che si sono ripercosse anche sul sistema economico modenese trovano conferma nell’analisi degli avviamenti al lavoro nel corso del 2004 che sono sullo stesso livello di quelli dell’anno precedente (circa 103 mila), ma con un calo notevole nel secondo semestre.

Confermato, inoltre, anche l’aumento dei contratti a tempo determinato, mentre diminuiscono quelli a tempo indeterminato e il così detto “lavoro interinale” si stabilizza intorno al 15 per cento degli avviamenti totali. “E’ interessante notare – spiega Righi – come con l’acutizzarsi della fase di difficoltà economica le aziende tendano ad assumere con contratti a tempo determinato, infatti mentre nel primo semestre del 2003 essi rappresentavano il 42 per cento del totale, nel secondo semestre del 2004 rappresentano oltre il 51 per cento degli avviamenti. Di conseguenza le assunzioni a tempo indeterminato sono passate dal 29 al 26 per cento. Un notevole cambiamento rispetto a quando, nel 2001 e nel 2002, gli avviamenti a tempo determinato e indeterminato erano quasi equivalenti”.