Università: si riduce l’età media della laurea

Si riduce l’età della laurea (da 28 a 27,3 anni), aumenta la frequenza delle lezioni anche nelle facoltà più ‘trascurate’ dagli studenti, mentre diminuiscono le esperienze all’estero dei dottori: questi i dati più significativi del ‘VII Profilo dei laureati italiani’ realizzato da AlmaLaurea, il consorzio universitario tra 43 atenei italiani, e presentato a Firenze dal direttore del consorzio Andrea Cammelli e dal rettore dell’Università di Firenze Augusto Martinelli.


Lo studio, condotto su 140 mila laureati nel 2004, di cui 47 mila di primo livello, costituisce – ha sottolineato Martinelli – ”innanzitutto un’identikit di chi ha concluso gli studi, ma vuole anche fornire uno strumento, a chi governa il sistema università, per migliorarlo esaminando i problemi evidenziati dai giovani”.

Il primo dato positivo che salta agli occhi nella ricerca è che ci si laurea in meno tempo: secondo AlmaLaurea, che ha messo sotto osservazione 35 atenei, l’età media dal 2001 al 2004 è passata da 28 a 27,3 anni. Questo miglioramento – sottolinea lo studio – sarebbe anche superiore se non avesse risentito del fenomeno delle lauree di primo livello. ”Con la riforma – ha spiegato infatti Cammelli – si sono avute iscrizioni in massa all’università anche da ragazzi di oltre 20 anni, che hanno inevitabilmente inciso nel calcolo dell’età media”.

Laureati anche più assidui per quanto riguarda la frequenza alle lezioni: se ingegneria continua a farla da padrone con oltre il 90% degli studenti che vi partecipa, registrano un’impennata anche le facoltà tradizionalmente meno frequentate dagli studenti, come quelle giuridiche (dal 25 al 59%) e letterarie (dal 48 al 66%).

Meno confortanti i dati sulle esperienze di studio all’estero, che si sono dimezzate. Solo l’11,3% del campione, infatti, nel 2004 ha soggiornato all’estero per ragioni di studio (13,3% del vecchio ordinamento e 7% di primo livello). Su questo aspetto è intervenuto Gianfelice Rocca, vicepresidente di Confindustria per l’educazione, secondo il quale le ”lauree brevi, proprio per la compattezza degli studi e la necessità di fare stage, rendono difficile lo studio all’estero”.