L’atlante dell’emigrazione modenese

Stando ai dati statistici, dal 1871 alla fine degli anni Settanta del Novecento oltre 160 mila persone hanno lasciato il territorio della provincia di Modena diretti in ogni angolo del mondo, dalla Francia all’Algeria, dal Cile al Belgio. E’ come se nell’arco di un secolo fosse ‘sparita’ una città poco più piccola di Modena. E la cifra reale è senz’altro superiore ai dati ufficiali, mettendo in conto espatri politici, emigrati al di fuori dell’ufficialità, archivi incompleti.

C’è un’altra Modena, insomma, che la Provincia di Modena e l’Istituto storico raccontano attraverso un volume che riassume e comprende una ricerca avviata diversi anni fa. Il volume, dal titolo ‘Altri modenesi – temi e rappresentazioni per un atlante della mobilità migratoria a Modena‘, è curato dai ricercatori Antonio Canovi e Nora Sigman e verrà presentato nel corso di un’iniziativa pubblica in programma venerdì 17 giugno, alle 17, alla Tenda di viale Molza a Modena.

L’Atlante raccoglie e ordina i dati delle anagrafi dei 47 Comuni modenesi, incrociandoli con altre informazioni relative al contesto storico e socio-economico delle diverse fasi che hanno contraddistinto il fenomeno migratorio. Notizie derivanti dall’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, dalle autorità consolari e da altri Stati hanno consentito di ricostruire una “mappa” dell’emigrazione modenese che inizia nella seconda metà dell’Ottocento e, seppur con numeri contenuti, continua fino a tempi recenti. A questo patrimonio di informazioni si aggiungono poi gli archivi messi a disposizione delle famiglie di emigranti insieme a un ricco corredo fotografico e le testimonianze dirette raccolte dai curatori della ricerca. Testimonianze relative anche ad episodi consegnati alla storia, come i disastri nelle miniere di Marcinelle (Belgio), Dawson (New Mexico, Usa) e Cherry (Illinois, Usa) dove la comunità modenese pagò con un grave tributo di sangue il sogno di una vita migliore.

“Questo volume – spiega il presidente della Provincia Emilio Sabattini – non esaurisce un percorso, semmai delinea alcune tracce da seguire: la diffusione dello studio del fenomeno migratorio nelle scuole, la creazione di un archivio dell’emigrazione, l’intensificazione dei rapporti tra le istituzioni modenesi e i discendenti dei modenesi emigrati”. Non solo: come aggiunge Beniamino Grandi, assessore provinciale alla Cultura, “è uno strumento per accorciare le distanze tra Modena e i suoi concittadini lontani ma anche per comprendere i fenomeni di immigrazione che in maniera sempre più marcata riguardano il nostro territorio”.