Coldiretti: etichettatura contro le importazioni a rischio

‘I porti italiani rischiano di diventare un colabrodo per l’ingresso di prodotti agricoli e alimentari da Paesi extracomunitari, se non si accelera l’applicazione della legge sull’etichettatura obbligatoria degli alimenti’. E’ il parere del presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello, che ha incontrato al porto di Ravenna i responsabili della Dogana.

L’incontro, scaturito a seguito del presidio di centinaia di trattori Coldiretti avvenuto nel porto ravennate il 10 agosto, é stata l’occasione – informa Coldiretti con un comunicato – per fare il punto sui controlli dell’ingresso di prodotti agroalimentari in Italia. Il porto di Ravenna, infatti è uno dei principali porti italiani, dove transitano ogni anno 1.100.000 tonnellate di prodotti agricoli e 2.500.000 tonnellate di derrate alimentari.


Abbiamo potuto constatare – ha detto Tonello – il grande impegno degli addetti alle dogane, che consente di prevenire anche situazioni a rischio e fraudolente, come nel caso delle importazioni di polli provenienti dalla Cina, affetti da salmonellosi, scoperti recentemente al porto di Genova. In quel caso i responsabili delle dogane si sono trovati di fronte ad una situazione in cui si cercava di nascondere la vera provenienza e il contenuto stesso dei container.
Per mettere gli addetti ai controlli in grado di esercitare meglio il loro ruolo, occorre approvare al più presto il decreto applicativo della normativa sull’etichettatura obbligatoria, con la definizione esatta delle procedure e dei controlli per evitare il ripetersi di situazioni spiacevoli e rischiose per la collettività. Solo così riusciremo ad assicurare ai consumatori una reale trasparenza, che in Italia ed in Europa qualcuno sembra non volere’.

Secondo Coldiretti, con le attuali normative il prodotto importato può facilmente essere ‘spacciato’ come produzione locale, o quanto meno europea. ‘Basta – sostiene l’organizzazione dei coltivatori – che un carico d’importazione venga, ad esempio, sdoganato a Cipro e al suo arrivo in Italia il carico può agevolmente diventare prima comunitario o nazionale. Occorre invece – sostiene Tonello – un sistema di controlli che arrivi fin sui banchi di vendita, in modo che vi sia una verifica che ad una determinata quantità di prodotto importato corrisponda una eguale quantità di vendita con l’etichettatura del Paese d’origine’.