Ricerca e agricoltura in Emilia Romagna

Si è svolto a Bologna un seminario dedicato al sistema della ricerca nel settore agroalimentare che ha visto la partecipazione di tutte le strutture ed enti interessati. In questi sette anni di applicazione della legge regionale 28/98, sono stati finanziati 561 progetti di ricerca, con un impegno finanziario pari a 64 milioni di euro.

Il grado di cofinanziamento da parte dei privati è passato dal 10 al 25% e si è messo a punto un sistema per la gestione di progetti poliennali che consente una maggiore aderenza ai tempi fisiologici della ricerca in agricoltura.

Questa è la situazione passata ed attuale, ma il futuro appare tuttora ipotecato dal crescente divario tra i necessari fabbisogni finanziari – dovuti anche all’incremento dei costi delle attività di ricerca – e le risorse attualmente disponibili. Ciò mette a rischio la capacità di produzione del sistema agroalimentare regionale e richiede pertanto una modifica di strategia per operare meglio.


La Regione Emilia-Romagna intende salvaguardare l’impianto della legge 28/98 che finanzia la ricerca e la sperimentazione in agricoltura ma, secondo quanto indicato nell’intervento al convegno dall’assessore Tiberio Rabboni, “occorre pensare a diversi elementi di aggiornamento”.

“Nella valutazione dei progetti – ha detto Rabboni – bisogna privilegiare quelli che presentano maggiori quote di cofinanziamento da parte dei privati ed i progetti che già godono di altre fonti pubbliche di finanziamento (comunitarie, nazionali o regionali). In tale ottica occorre anche attivare nuovi rapporti di collaborazione con le fondazioni bancarie, ed incentivare gli Enti organizzatori della domanda di ricerca a partecipare con più intensità a reti e bandi di finanziamento europeo”.


“Bisogna inoltre contrastare la crescita delle spese generali di funzionamento del sistema – ha aggiunto l’assessore – e impegnare sempre più le risorse pubbliche in attività di ricerca, in senso stretto. Per raggiungere questo obiettivo occorre premiare l’aggregazione e la messa in rete delle strutture che costituiscono il sistema di ricerca, in particolare delle aziende sperimentali e dei laboratori”.


“Occorre poi riformulare – ha proseguito Rabboni – il programma poliennale dei servizi che fissi, in forte concertazione con il comparto produttivo, poche e significative priorità, sulla base delle quali sviluppare la conseguente progettualità. Questo modo di operare ha il duplice vantaggio di evitare dispendio di energie e di risorse”.


“Per quanto riguarda infine il problema della valutazione della ricaduta delle attività di ricerca nel comparto produttivo, – ha concluso Rabboni – la Regione, in stretta sinergia con l’intero sistema, individuerà un modello di valutazione e promuoverà un appuntamento a cadenza biennale, una vetrina, che consenta di dare maggiore visibilità ai progetti di ricerca conclusi e costituirà un momento di confronto e di verifica con l’intero settore dell’agroalimentare”.