Agroalimentare: da Cisl sì a distretto con attenzione

L’idea del distretto tecnologico agroalimentare è apprezzabile, ma non si dimentichi di valorizzare la filiera locale e di premiare solo le aziende che applicano scrupolosamente i contratti. Lo dice la Cisl, che valuta positivamente la proposta della Provincia di Modena di candidare la Regione Emilia-Romagna a ospitare il Distretto tecnologico agroalimentare, di cui il Ministero delle Attività produttive ha previsto l’istituzione.

“È un’iniziativa molto importante e noi la condividiamo – afferma Pasquale Coscia, componente della segreteria provinciale della Cisl – Osserviamo con soddisfazione che attorno a questa iniziativa si sono coagulate le istituzioni locali, la Regione, l’Università, le associazioni di categoria, la Camera di commercio, riuscendo a fare gioco di squadra. È questo il “fare sistema” che rappresenta, a nostro avviso, il metodo più efficace per sostenere lo sviluppo del nostro territorio e la competitività della nostra economia sui mercati”.

Attraverso il distretto tecnologico agroalimentare la Cisl modenese intravede la possibilità di promuovere ulteriormente i nostri prodotti tipici, già conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

“Per uno sviluppo duraturo del nostro territorio – interviene il direttore di Copagri Modena Valeria Camurri – è tuttavia fondamentale valorizzare realmente la filiera locale, espressione della cultura e del “saper fare” dei nostri produttori. Oggi una parte dell’industria alimentare modenese lavora o trasforma materie prime di incerta provenienza e di ancor più dubbia salubrità e genuinità. L’istituzione del distretto tecnologico agroalimentare deve diventare un’occasione per rilanciare i prodotti della nostra terra e applicare una seria politica della rintracciabilità a garanzia dei consumatori”.

La valorizzazione della filiera locale non è l’unico né l’ultimo aspetto che interessa la Cisl. Nel settore agroalimentare modenese, infatti, esiste un problema di rispetto dei lavoratori, di applicazione di leggi e contratti nella sostanza e non solo formalmente.
“Il 27 maggio scorso abbiamo manifestato Castelnuovo Rangone, capitale europea della lavorazione delle carni, per protestare contro gli appalti di manodopera attraverso “false” cooperative di facchinaggio – ricorda il segretario provinciale della Fai-Cisl Piersecondo Mediani – Gli appalti di manodopera che non rispettano o eludono le normative e i contratti comprimono i diritti dei lavoratori, compromettono la coesione sociale e creano elementi di concorrenza sleale tra le stesse imprese. La situazione è ormai intollerabile e va affrontata per evitare che comprometta uno dei settori portanti dell’economia modenese. Il futuro distretto tecnologico agroalimentare – conclude Mediani – non può decollare senza tener conto anche dei diritti e delle tutele dei lavoratori”.