Il Sindaco di Modena scrive all’Ordine degli Avvocati

Il Sindaco di Modena, Giorgio Pighi, dopo i provvedimenti del governo e dopo l’assemblea degli avvocati modenesi che si è tenuta nella giornata di ieri, ha inviato una lettera aperta al Presidente dell’Ordine degli Avvocati.
Di seguito riportiamo il testo fatto pervenire all’avv. Giuseppe Piccioni.

Caro Presidente,
h molto apprezzato che il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati abbia convocato la riunione che si è tenuta ieri al Baluardo della cittadella, aperta a tutti gli iscritti.
Quello che appare importante, oggi, è che la categoria degli Avvocati si confronti al proprio interno per individuare nuove strategie volte a governare gli effetti delle nuove politiche di privatizzazione che, intervenendo sul mercato regolamentato delle prestazioni professionali, modificano in modo radicale le disposizioni in materia di tariffe minime, pubblicità e patto di quota lite.
Certo il tema di andare avanti nelle privatizzazioni rientra tra i programmi dell’attuale maggioranza politica e fra i compiti del legislatore, ma gli Ordini hanno il compito di evidenziare con la dovuta insistenza il proprio punto di vista e le proprie richieste.
Alcuni vincoli all’esercizio della professione forense, infatti, accanto alle ricadute negative che determinano sulla concorrenza, sui quali vi è un ampio ventaglio di posizioni che ne sollecitano il superamento, hanno sempre svolto funzioni più “alte”, in particolare quella di garantire la qualità della prestazione degli avvocati e quella di salvaguardarli in un’attività soggetta ad obblighi rigorosissimi, posti a favore dei clienti sul piano della correttezza, della deontologia e della riservatezza, che raramente sono richiesti ad altre categorie.
Tali obblighi rappresentano il perseguimento di “valori” che devono continuare ad essere salvaguardati anche quando legittimamente il legislatore, nella sua discrezionalità politica e per favorire la concorrenza, abbandona alcune delle norme che, assieme ad altre, contribuivano a farli vivere.
ngo che l’Avvocatura debba farsi interprete esigente del fatto che il superamento della inderogabilità dei limiti tariffari sia consentito, in nome di detti “valori”, solo laddove sia giustificato dalla prestazione effettuata e debba comunque essere limitato agli accordi fra cliente e professionista, mantenendo il proprio carattere inderogabile in assenza di tale intesa, come quando, ad esempio, l’onorario viene liquidato dal giudice. In sostanza, io credo che al minimo si possa derogare solo col consenso del professionista.
Per quanto riguarda poi la pubblicità è evidente che, oltre a dovere assumere il carattere di illecito disciplinare ogni sua manifestazione che vada a detrimento del consumatore per difetto di lealtà e probità, deve essere anche garantito l’obbligo di effettuarla in modo da non gettare discredito sull’intera categoria.
Infine, in riferimento al patto di quota lite, deve essere chiaro che in nessun caso dovranno essere considerati giuridicamente validi e moralmente accettabili gli accordi capestro ai danni di clienti che sono deboli rispetto all’avvocato o, viceversa, di avvocati che sono deboli rispetto al cliente. Dovrà essere prevista, a mio avviso, la forma scritta e l’illecito disciplinare nei casi più gravi di patti anomali.
Alcune istanze dell’avvocatura sono state recepite in sede di conversione. Per altre occorre avanzare le opportune proposte per vederle accolte.

Buon lavoro.

Il Sindaco
Prof. Avv. Giorgio Pighi