2 agosto: il discorso del sindaco di Bologna, Cofferati

A seguire il discorso del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, pronunciato in Piazza Medaglie d’Oro in occasione delle celebrazioni del 26° anniversario della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.


“Autorità civili e militari, gentilissimi ospiti che come tutti gli anni venite a Bologna da tante città italiane, cittadine e cittadini bolognesi, ancora una volta la nostra comunità si stringe intorno ai familiari dei morti e dei feriti della strage di quel lontano 2 agosto. Il gesto che compiamo insieme, quello che si ripete tutti gli anni nella mattina del 2 agosto a Bologna, non è soltanto solidarietà e affetto per chi è stato colpito così barbaramente nelle radici più profonde del suo nucleo familiare, delle sue relazioni, ma è un indispensabile esercizio di diritti e di pratica democratica. E’ difesa di valori, di quei valori che lo stragismo fascista voleva distruggere, di quei valori che qualche anno dopo tentò di mettere in discussione e di cancellare allo stesso modo il terrorismo delle Brigate Rosse.
Sono quei valori che vengono aggrediti dal
terrorismo internazionale, qualunque sia il fondamentalismo che lo ispira. Sono i valori fondativi della nostra Costituzione; sono quelli che il Risorgimento e la Resistenza ci hanno consegnato; sono quelli basati sulla riunificazione del Paese per il quale si batterono i padri del Risorgimento; sono quelli della riconquista della democrazia resa possibile dalla lotta per la liberazione dall’oppressione del nazismo e del fascismo.
Lotta di popolo, non solo di pochi. Lotta estesa che seppe coinvolgere
grandi settori della società italiana, che si divisero compiti importanti: combattere con le armi in pugno per allontanare i nazisti, aiutare i
combattenti, difendere le fabbriche, le strutture economiche, per favorire la ricostruzione quando la democrazia sarebbe tornata.

Il nostro è un esercizio pieno, consapevole, di democrazia e di libertà, connesse tra di loro, realizzate e fruite da ognuno di noi in pace.
Democrazia legata a valori e a principi costruiti sempre insieme, comefecero i padri costituenti in una delle pagine più alte e più belle della
nostra storia. Libertà, intesa come vita comune, dentro regole condivise, dove i diritti della persona sono rispettati per riflesso fisiologico, come
comportamento maturato e praticato quotidianamente, dove la solidarietà e
la giustizia non si contrappongono ma si fondano in ogni azione dei cittadini e delle cittadine.
L’’idra del terrorismo, le sue molteplici teste, attaccano sempre queste fondamenta del vivere democratico e civile. Scelgono non a caso i simboli e le forme – pensate alle terribili stragi di inermi – aggrediscono la quotidianità, agiscono laddove nessuno si aspetterebbe azioni violente,
distruttive, perché pensano che il sovvertimento delle regole, dei principi fondamentali, possa partire da lì. Anche per queste ragioni, per
contrastare queste scelte del terrorismo, è importante ritrovarci qui, come facciamo da tanti anni, per stringerci intorno ai parenti, ai familiari
delle vittime e dei feriti, per stringerci intorno alle associazioni che rappresentano i familiari delle vittime di altre nerissime pagine della
storia recente, che non hanno costruito questa bellissima e importante rete di rapporti tra di loro e che non a caso tornano qui con noi. E’ un ricordo
comune, che certo in ognuno di noi, in particolare nei familiari, rinnova dolore. E’ inevitabile. E’ parte di una giornata faticosa e impegnativa ma
decisiva per il futuro del Paese e il futuro delle nostre Comunità. Decisiva soprattutto se saprà produrre i risultati e gli effetti che ancora
mancano.

Dunque non è solo esercizio, pur fondamentale, della memoria. Non è solo richiesta di conoscenza piena di ciò che giudiziariamente ancora non è stato per intero appurato. E’ democrazia, democrazia nella quotidianità.
Mentre fuori di noi ancora il terrorismo internazionale fomenta la guerra, abbiamo ancora molte cose da fare insieme e da chiedere, anche da Bologna, per la nostra comunità e per ciò che la nostra comunità, tante volte ferita, rappresenta in quella più vasta del Paese e dell’Europa. C’è bisogno della riscrittura di parti della legge a protezione dei parenti delle vittime, per renderla più equa ed efficace di quanto sia oggi, non semplicemente come atto risarcitorio – già questo sarebbe importante e forse sufficiente – ma come strumento di coesione, di rapporto, di relazione dentro comunità nelle quali persone e nuclei hanno visto all’improvviso cambiare la loro aspettativa di vita, distruggere non soltanto affetti ma anche la possibilità di vivere serenamente il futuro
desiderato.

Così come è importante produrre norme di legge che garantiscano il superamento definitivo del segreto di Stato nei delitti di strage e di
terrorismo, laddove questo è ancora operante. Ancora una volta per più ragioni, mi preme qui sottolinearne una, la conoscenza di ciò che è stato è decisiva non solo per fermare i criminali, ma per dare credibilità alle Istituzioni e per costruire per ognuno di noi un futuro diverso. Quel futuro che dobbiamo alle generazioni che verranno, che devono conoscere, sapere, non per produrre odio o rivalsa, ma anzi per costruire attraverso la conoscenza condizioni ottimali perché nulla di ciò che è stato si
ripeta. Soltanto una coscienza critica può arrivare a realizzare compiutamente e per intero questo obiettivo. Ce lo chiedono i tanti ragazzi
e le tante ragazze che sono qui anche questa mattina, quelli che sono stati accompagnati dai parenti, dai familiari delle vittime. Sono bimbi,
adolescenti, che non hanno visto nulla di quei terribili momenti ma hanno imparato a conoscere il dolore della loro famiglia dalla descrizione che è
stata fatta loro. Anche loro, come i nostri figli, hanno bisogno di un futuro sereno, che potrà essere tale soltanto se la coesione si rafforzerà,
se le regole della democrazia saranno efficaci e disponibili per tutti, se l’esercizio della memoria consentirà di avere la conoscenza di ogni
recondito anfratto di ciò che è stato, di ciò che ha promosso atti distruttivi per la vita di tante persone inermi.

Dobbiamo noi per primi consolidare ogni giorno la cultura del rispetto e della legalità. Creare cioè quel tessuto connettivo che impedisce alla
follia del terrorismo di attecchire: di attecchire nella miseria, nell’ignoranza e nella disperazione. Bisogna togliere questo brodo di
coltura a chi pensa di poter commettere impunemente atti gravissimi autoproclamandosi difensore di diritti negati; quei diritti vanno
rispettati per libera scelta dell’esercizio democratico e non devono diventare mai strumento in mano ai criminali e ai terroristi.
Dobbiamo pretendere che il terrorismo sia sconfitto, combattuto a viso aperto con le armi di polizia e con la politica, per rendere impossibile la
guerra, per togliere qualsiasi pretesto nell’utilizzo delle stragi e delle azioni dissennate del terrorismo, per affrontare le contese con strumenti
che devono essere accantonati per sempre.

Sono azioni necessarie quelle che devono essere messe in campo. Non riguardano soltanto gli Stati, ma anche ognuno di noi, la nostra coscienza privata, il nostro comportamento pubblico, di cittadini, di rappresentanti
delle Istituzioni e delle organizzazioni sociali ed economiche. In ogni luogo della comunità, quella piccola come quella vasta, ogni giorno si può
costruire la condizione migliore possibile, quella che serve attraverso il ricordo a combattere gli effetti devastanti del terrorismo.
Il ruolo degli Stati è fondamentale, decisivo; la diplomazia che affronta e previene le grandi rotture e il conflitto, e dunque che toglie qualsiasi
ragione allo scatenarsi della guerra. Ma è fondamentale anche il nostro lavoro, la nostra azione di tutte le ore del giorno, di tutti i giorni del
mese e dell’anno, perché ognuno di noi è chiamato e sfidato a partecipare, oggi come ventisei anni fa, come in tutte le altre circostanze nelle quali la nostra comunità venne ferita. Bologna come altre città, Milano, Brescia
e tutte le altre che sono state interessate da stragi, da atti singoli contro persone, così come da eventi criminali contro la collettività.
Bologna reagì compatta, composta, con grandissima energia, ma senza rinunciare in quelle ore drammatiche all’uso degli strumenti della democrazia.

Nel lungo cammino che ci ha portato ad oggi abbiamo incontrato magistrati coraggiosi che hanno impedito che la verità venisse stravolta, abbiamo incontrato responsabili delle forze dell’ordine leali con il loro giuramento allo Stato, abbiamo trovato straordinarie persone, quelle che qui vennero ad assistere i feriti, quelli che vennero ad agire in difesa della democrazia quando ancora non era chiaro a tutti quello che era successo. A loro dobbiamo un ringraziamento sentito, non di rito. La loro iniziativa ci ha permesso di aprire prima spiragli e poi di arrivare ad una verità storica per tante stragi, alla quale si deve accompagnare anche la verità sancita dagli atti giudiziari. Persone che hanno rappresentato
fisicamente, con le loro azioni, la democrazia, che non hanno mai fatto mancare nel corso di questi anni a noi, a Bologna, al Paese, il loro lavoro
e il loro sostegno. Insieme a loro e a tutti voi penseremo pubblicamente, nelle forme trasparenti che sono necessarie, a come dare continuità e nuovo impulso alle forme del ricordo.
Abbiamo deciso, di comune intesa con l’Associazione dei familiari, di affidare questo compito a persone sagge che ci devono aiutare nel realizzare questo obiettivo affinché l’abitudine non sovrasti mai il valore
delle nostre azioni. Lo faremo in primo luogo con i familiari: renderemo conto a tutti di come intenderemo procedere affinché si continui nella
realizzazione degli obiettivi che anche oggi abbiamo messo al centro della manifestazione alla quale state partecipando. Lo faremo perché questa è sostanza indispensabile della nostra azione; lo faremo per rispetto verso le persone che sono morte, verso quelle che sono state ferite, lo faremo per affinità e per solidarietà con i familiari. Voglio tornare a parlare di loro brevemente ed abbracciarli. Ho detto anche poco fa, in Consiglio comunale, che loro sono cittadini di Bologna, li consideriamo tali: la
morte dei loro familiari, il dolore profondo che li ha segnati, li ha trasformati non soltanto nella loro vita quotidiana, li ha fatti diventare
parte della nostra comunità. Bologna li ha sempre accolti con un afflato spontaneo, con un abbraccio unitario, al di là delle nostre diverse
appartenenze, al di là delle diverse sensibilità politiche.

Bologna può oggi dire consapevolmente di avere unità sui valori e sui principi fondamentali della Costituzione e della nostra democrazia. Questi
valori sono rafforzati, come è sempre stato, dalla presenza dei familiari, quelli che ricordano con noi i loro parenti scomparsi o feriti il 2 agosto
del 1980, come tutti gli altri. A loro, come rappresentante della comunità, a nome della Provincia, della Regione, delle Istituzioni di questo territorio, torno a dire grazie. Grazie per l’aiuto che ci date, grazie per essere qui, sopportando il rinnovarsi del vostro dolore. Grazie perché ci permettete così di non dimenticare e di guardare con serenità al nostro comune futuro”.