Le modifiche al Decreto Bersani sono anche modenesi

C’è anche l’impronta modenese nella stesura degli emendamenti al decreto Bersani sulle misure per lo sviluppo, la crescita e la promozione della concorrenza e della competitività. I cambiamenti approvati dalla Commissione Bilancio al Senato fanno parte infatti di una serie di indicazioni suggerite, tra gli altri, dal Consiglio provinciale di Modena della Fismo, la Federazione italiana settore moda di Confesercenti.


Le modifiche avanzate al Decreto Bersani partono da un’analisi dei cali delle vendite per la stagione invernale 2005/2006 e per quella estiva 2006. “Occorrono interventi urgenti – spiega Margherita Venturelli, segretaria di Fismo Modena – per rimettere in moto l’economia, per recuperare terreno sul fronte della competitività e per rilanciare i consumi». In particolare, continua Venturelli «chiediamo di attivare un tavolo nazionale di confronto con tutti i soggetti interessati nel settore moda e calzature, Ministero, istituzioni a diversi livelli, la produzione e la commercializzazione – affinchè si cominci a lavorare e ragionare in termini di filiera. Ripresentiamo inoltre al Governo la proposta di legge sulle rimanenze di magazzino e sulla regolamentazione degli outlet. Crediamo che assieme all’amministrazione regionale si debba mettere mano presto ad una regolamentazione delle vendite straordinarie, per dare il giusto ruolo ai saldi di fine stagione”.

Le indicazioni avanzate da Fismo Confesercenti interessano la modifica dell’articolo 3 del decreto legge n. 233 del 4 luglio 2006 sulle liberalizzazioni. Nella prima stesura, per fare un esempio, il Decreto prevedeva che non potessero essere posti limiti di qualsiasi genere alle vendite promozionali. Ora invece è prevista da parte delle Regioni la possibilità di inibire le vendite promozionali nei periodi che precedono i saldi, come già regolamentato in diverse regioni d’italia.

“Fismo Confesercenti non ha mai posto barricate verso processi di liberalizzazione, innovazione e per provvedimenti di importante rilevanza. Sia la decretazione d’urgenza che il mancato preventivo coinvolgimento delle parti interessate rappresentano però metodi che non possono essere condivisi” spiega Silvano Panini, presidente provinciale Fismo.
“Da una parte – continua Panini – è condivisibile l’intento del Governo di proseguire e portare a compimento l’opera di riordino della disciplina delle attività economiche, con un particolare riferimento alla promozione della competitività delle imprese del settore moda e calzature nel mercato globale e con l’obiettivo del contenimento dei prezzi e dell’efficienza della distribuzione. D’altra parte, però, alcuni principi espressi nel decreto rimanevano vaghi, favorendo interpretazione che, anziché favorire la concorrenza e la competitività, avvantaggiavano alcuni settori, sfavorendo il pluralismo e ‘rompendo’ l’equilibrio tra le diverse tipologie di vendita, a discapito soprattutto del ruolo delle piccole e medie imprese del settore moda”.