Bologna: il Consiglio comunale ricorda il Professor Bertolini

Trasmettiamo il discorso commemorativo del presidente del Consiglio Comunale Gianni Sofri, in ricordo del professor Piero Bertolini,
recentemente scomparso.


“E’ scomparso a Bologna, sabato scorso 16 settembre, il Professor Piero Bertolini, una delle figure più prestigiose della storia recente del nostro
Ateneo. Bertolini aveva 75 anni, essendo nato a Torino nel 1931. Professore ordinario di Pedagogia generale dal 1968, dopo di allora, salvo una breve parentesi a Catania e alla Bocconi, aveva sempre insegnato a Bologna, nella
Facoltà di Magistero, che aveva poi mutato il suo nome in quello attuale di Scienze dell’educazione. Della Facoltà era stato a lungo anche Preside,
negli anni settanta, contribuendo come pochi a darle l’impronta e il prestigio che ha attualmente. Negli ultimi anni prima del suo ritiro (in realtà mai completo, per la generosità e la tenacia con cui aveva continuato a lavorare fino a pochi giorni fa), aveva insegnato Filosofia
dell’educazione e Pedagogia della marginalità e della devianza. Bertolini era stato anche Presidente della Società italiana di Pedagogia. Aveva fondato e diretto due riviste divenute presto assai autorevoli, “Infanzia” (1973) e “Encyclopaideia” (1996). Era stato a lungo consulente del Comune di Bologna e di altri Comuni dell’Emilia-Romagna, e in tale veste aveva
assai contribuito a quella sperimentazione e progettazione dei servizi per l’infanzia che avevano posto la nostra regione all’avanguardia in questo campo.
Di un accademico, ricordandone la biografia, si è soliti ricorrere in primo luogo alla formazione universitaria e ai maestri. Ma questo sarebbe assai
difficile, e riduttivo, per Bertolini, che accademico in senso stretto non era, benché conoscesse la vita dell’Università fin nelle sue pieghe più
recondite. Se dovessi indicare le fonti della sua formazione (di uomo prima e più che di studioso: ma nel suo caso sarebbe difficile distinguere), ne
ricorderei almeno tre. La prima è lo scoutismo. Bertolini partecipò intensamente a questa esperienza per molti anni a partire dal 1945, quando era quattordicenne. Capo scout, fu fortemente segnato dall’invito alla responsabilità che emanava dagli scritti di Baden Powell così come dal movimento storico che ne aveva preso le mosse. La seconda fonte, questa sì accademica, fu l’insegnamento di Enzo Paci, di cui Bertolini fu allievo a Pavia e con cui si laureò. E dal quale, occorre aggiungere, trasse lo stimolo ad applicare la fenomenologia al campo educativo-pedagogico. La terza fonte, di formazione e di arricchimento insieme, si innestò sulle altre due quando, nel 1958, Bertolini divenne Direttore del Carcere minorile o, secondo il suo nome ufficiale, dell’Istituto di osservazione e custodia preventiva: più noto come “il Beccaria” di Milano. Quando gli venne offerta l’opportunità di questo incarico, che avrebbe tenuto per bendieci anni, Bertolini lo accettò, nelle sue stesse parole, “come una sfida
personale”, e ne fece occasione per un’applicazione concreta delle sue idee. Furono anni per lui difficili e coinvolgenti, ma durante i quali il Beccaria divenne teatro e laboratorio di sperimentazioni d’avanguardia.
Se guardiamo ora ai primi scritti, i più antichi, di una bibliografia che comprende decine e decine di volumi e di articoli, le tre fonti che poco fa
indicavo trovano subito conferma. Passiamo infatti, per quanto ho potuto controllare un po’ frettolosamente, da Educazione e scoutismo del 1957 a Fenomenologia e pedagogia del 1958, con una prefazione di Enzo Paci. E tre anni dopo, nel ’61, Elementi di pedagogia differenziale, prima pietra di una vasta costruzione sulla marginalità e la devianza i cui meriti vennero riconosciuti nel ’65 dal Premio Marzotto. Anche quando, come ho già detto, Bertolini passò da queste esperienze
giovanili all’Università, non perse mai le sue caratteristiche iniziali di uomo e di studioso di rara originalità. In primo luogo, per la fedeltà di
ricercatore a quei temi: appartengono agli anni 2000 gli ultimi studi sulla pedagogia fenomenologica e sull’attualità dello scoutismo. Studi che collegavano gli inizi al presente, testimoniando di un pensiero mai fissato
una volta per tutte ma in divenire, disposto sempre a tornare su se stesso. Ma va ricordato, ad evitare equivoci, che la bibliografia di Bertolini non
è solo, come ho già detto, numericamente ricca: è anche vasta e varia di interessi, spaziando dal rapporto tra i bambini e la televisione ai
problemi della didattica, da un utilissimo Dizionario di Pedagogia e Scienze dell’educazione fino a un recente (2001) e tenero volume intitolato
Giorgia. I primi tre anni della vita di una bambina raccontati da suo nonno.
Non è solo a questo, però, che va ricondotta l’originalità di Bertolini professore. La ricchezza e la non-unilateralità della sua formazione si
scorgevano in tutta la sua attività. Aveva sempre continuato a unire la teoria alla vita pratica, alla ricerca sul campo. Era un uomo e un docente instancabile, grande organizzatore di cultura, sempre aperto, fino all’ultimo, a nuove esperienze e a nuove iniziative. Mancherà molto
all’Università di Bologna e a tutta la nostra città.

Le condoglianze del Consiglio comunale alla Signora Annamaria e ai figli Stefania, Guido e Francesca. Vi prego ora di unirvi a me in un minuto di raccoglimento”.