Sana: legge regionale per la tutela della biodiversità

Un vero e proprio “Repertorio” delle varietà vegetali e razze animali autoctone o comunque tipiche dell’Emilia-Romagna; “Banche del germoplasma” per la conservazione del patrimonio genetico; nuove figure di “agricoltori custodi” della biodiversità. Il tutto per tutelare la straordinaria varietà di piante e animali che rappresentano da secoli patrimonio dell’agricoltura emiliano-romagnola, ma che oggi, in molti casi, corrono concretamente il rischio di estinzione.


Razze, ormai quasi sconosciute, come il suino di Mora Romagnola, il bovino Bianca Modenese, il Tacchino di Parma e Piacenza, o, passando al regno vegetale, varietà dai nomi pittoreschi come la Pesca Bella di Cesena, la Pesca Carota, la Mela Musona, la Pera Volpina, il Melone Rospo.

E’ quanto prevede il progetto di legge della Giunta regionale dell’Emilia-Romagna “Tutela del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario del territorio emiliano-romagnolo” che è stato illustrato oggi a Bologna dall’assessore regionale all’agricoltura Tiberio Rabboni e che sarà al centro della presenza della Regione Emilia-Romagna alla 19° edizione del Sana, il Salone internazionale del naturale in programma a Bologna dal 13 al 16 settembre. In particolare al progetto di legge sarà dedicato un convegno venerdì 14 settembre (sala Italia – Piazza della Costituzione 1 – a partire dalle ore 9,30) con la partecipazione, tra gli altri, del presidente di Slow Food Carlo Petrini.

“La tutela della biodiversità in agricoltura – ha spiegato Rabboni – è un tema cruciale per il nostro futuro. Nel mondo sono centinaia le specie e le varietà animali e vegetali già scomparse. In Italia negli ultimi cinquant’anni sono scomparse 5 razze bovine, 3 di capre e 10 di ovini e suini. Secondo gli esperti nel nostro paese sono 1500 le varietà di frutta a rischio di estinzione e una volta scomparsa una varietà non si ricostituisce più con conseguenze negative per tutto l’ecosistema”.
Non solo. Rabboni ha anche sottolineato che assieme a queste varietà scompaiono anche le pratiche agronomiche e più in generale, le tradizioni ad esse legate. Senza dimenticare il danno economico, perché “in un mondo fortemente globalizzato sono in aumento i cittadini che reagiscono, cercando cibi meno omologati”.

Un esempio fra tutti: con il latte di Vacca Rossa reggiana si produce un Parmigiano di straordinaria qualità che viene venduta a prezzi superiori alla media del 30-40% e che è presente nei principali ristoranti di New York.
Analogo discorso per vitigni emiliano romagnoli un tempo quasi dimenticati, come il Pignoletto, i Lambruschi e l’Uva longanesi che invece oggi stanno ottenendo un crescente successo di mercato.

Le novità della legge
Strumento fondamentale del progetto di legge, che è stato approvato dalla Giunta regionale in luglio e che inizierà a breve il suo percorso in Commissione e in Assemblea legislativa, è la creazione di un “Repertorio regionale”, in cui, con il parere favorevole di una Commissione scientifica, verranno catalogate tutte le risorse tutelate. Gestito dalla Direzione generale agricoltura della Regione, il Repertorio comprenderà sia le varietà autoctone dell’Emilia-Romagna, sia quelle che, pur avendo una diversa provenienza, sono state introdotte da lungo tempo e sono tradizionalmente parte integrante della pratica agricola regionale.
Tutte le razze e varietà catalogate nel repertorio saranno poi concretamente tutelate grazie a vere e proprie “Banche del germoplasma”. Si tratterà di strutture già esistenti (ad esempio laboratori di Centri di ricerca o Istituti universitari) in cui si provvederà per conto della Regione alla conservazione “ex situ” cioè fuori dal campo delle specie a rischio di erosione genetica.
La conservazione “in situ” cioè nel campo sarà invece affidata alla nuova figura degli “agricoltori custodi”. Ad essi la Regione, tramite una convenzione, affiderà il compito di coltivare o allevare, nel rispetto di rigorose regole, determinate piante o animali, per un certo periodo di anni. A questo scopo è prevista l’istituzione di un vero e proprio “albo regionale” degli agricoltori custodi.
Nella protezione delle varietà animali e vegetali tipiche dell’Emilia-Romagna non saranno tuttavia direttamente coinvolti solo gli agricoltori. La legge prevede infatti la creazione di una vera e propria “Rete di conservazione e sicurezza”. Ne faranno parte, con il coordinamento della Regione, oltre agli agricoltori custodi e a quanti gestiscono le “banche del germoplasma”, anche Comuni, Province, Comunità montane, Enti Parco, Istituti di ricerca, Università ed Associazioni, accomunati dall’impegno a mantenere in vita il patrimonio vegetale e animale dell’Emilia-Romagna.

La preparazione del pane con i fornai della Compagnia teatrale Koinè
Nello stand della Regione ogni visitatore potrà quest’anno prepararsi il suo pane personale. Rigorosamente biodiverso. Lo potrà fare insieme agli attori-fornai della Compagnia teatrale Koinè, seguendo tutte le fasi dalla molitura alla cottura. Sarà possibile scegliere il proprio mix di grani antichi, cuocere l’impasto dei forni allestiti nello stand e portarsi a casa il pane sfornato.
Lo spettacolo durerà 25 minuti e sarà ripetuto cinque volte nel corso della giornata.
Quello dello biodiversità sarà dunque il filo rosso dello stand regionale, attorno a cui ruoteranno i diversi eventi previsti: dalle degustazioni a tema, realizzate con la collaborazione della Scuola Regionale di ristorazione di Serramazzoni (MO), alla mostra fotografica ” I luoghi del cibo” riservato ai partecipanti all’edizione 2007 di Fattorie Aperte. Saranno anche disponibili materiali sui diversi progetti relativi alla biodiversità in agricoltura, alle produzioni da agricoltura biologica, ai prodotti alimentari certificati DOP, IGP e tradizionali, alla produzione integrata, ai temi dell’educazione e tutela ambientale e dei Parchi Regionali.