Festival filosofia: stasera a Sassuolo Lucia Poli

“Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi, Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere”.


Da questo curioso incipit del racconto “La morte della Pizia” dello scrittore e drammaturgo svizzero Friedrich Dürrenmatt, morto nel 1990, prende spunto lo spettacolo “Edipo e la Pizia”, recitato e danzato da Lucia Poli e Giorgio Rossi, in programma questa sera (14/9) alle 21 in piazzale della Rosa a Sassuolo.



Il testo teatrale, arricchito dalle coreografie di Giorgio Rossi, le musiche originali di Andrea Farri e i costumi di Tiziano Fario, si distacca ben presto dalla matrice originaria e sviluppa in autonomia lo strano rapporto tra la Pizia e Edipo, rivisitando il mito classico. La visione è irriverente e ripropone, con la leggerezza dell’ironia, l’eterno dilemma del senso del destino umano: sono gli dèi a guidare i nostri atti? O è il libero arbitrio degli uomini? O semplicemente il caso?



Edipo, dopo aver ricevuto il terribile oracolo della Pizia, inventato di sana pianta per pura bizza, ne viene influenzato e compie il suo atroce destino: uccide il padre e sposa la madre.



Sfrontata, beffarda e decisa a distribuire sentenze con scandaloso senso dell’umorismo, la Pizia non crede che la ragione umana possa incidere sulla realtà e modificarla, né d’altra parte confida nel divino. Il suo agnosticismo ne fa un personaggio moderno, o piuttosto un simbolo del dubbio eterno e del privilegio della fantasia. Il mondo appare un mostro che si modifica da sé facendo continuamente nuove smorfie.



Lo stile del “grottesco”, del “mostruoso”, del “fantastico”, attraversa lo spettacolo con le sue valenze di gioco e di sberleffo, mentre maschere e pupazzi che danzano con gli attori e si sostituiscono ad essi.