Nota Legambiente sulla vincenda del campo giochi Girofrati

Legambiente Emilia Romagna – con una nota della Direzione Regionale – prende posizione insieme a quelli che, a San Felice sul Panaro, chiedono di salvare dalla politica del mattone lo spazio del campetto adiacente via Girofrati-Ascari, in cui i bambini fanno da tempo i loro giochi in tranquillità.

Si tratta di un’area delimitata nella quale sono presenti 50 pioppi cipressini adulti che fanno parte ormai di un patrimonio ambientale acquisito dalla cittadinanza alla quale sono legati anche i ricordi di molti cittadini come testimonia l’ampiezza di chi si oppone alla variante già adottata dal Consiglio Comunale che prevede un cambio di destinazione d’uso in area per edilizia residenziale. Anche a San Felice sul Panaro – come sta avvenendo da molte parti – l’operazione serve a fare cassa, come dichiarano esplicitamente gli amministratori, per trasformare la zona in una lottizzazione ad uso residenziale allo scopo di incassare oneri di urbanizzazione e ICI come dichiarano loro stessi ve in questo senso.

Pare proprio di essere di fronte all’ennesima episodio di liquidazione di patrimonio pubblico che segue previsioni esasperate di aumento della popolazione del paese e non considera quello che sta già avvenendo un po’ dovunque nei comuni che hanno già percorso la stessa strada. Infatti alle urbanizzazioni seguono insediamenti abitativi che richiamano nuovi residenti che evidenzieranno, a breve, un aumento del fabbisogno di servizi pubblici in termini di mobilità, istruzione e servizi sociali, con oneri per le casse pubbliche ben superiori ai benefici ricevuti dalla svendita dei terreni. Su questa strada si è già arrivati nel modenese a situazioni che vedono il raddoppio dell’area urbanizzata (fra condomini, villette e capannoni industriali e commerciale molti dei quali restano deserti), a fronte di lievi aumenti del verde urbano delle aree a verde così necessarie per contrastare gli effetti dell’effetto serra e del riscaldamento del pianeta. Uno Studio del Servizio Sistemi Informativi della Regione Emilia Romagna rivela le proporzioni di questo stravolgimento avvenuto negli ultimi decenni in un’area ben precisa della Provincia di Modena (intorno al capoluogo) dove su 15000 ettari nel 1976, erano 1869 gli ettari coperti da edilizia residenziale (al 2003 sono saliti a 2885 mentre i 654 ha di capannoni sono diventati oltre 2.000. Quel che è accaduto nei capoluoghi causando spesso la fuga dalle situazioni congestionate si sta ripetendo da qualche anno anche nei paesi.

“Non si capisce più – è il commento di Luigi Rambelli, Presidente di Legambiente Emilia Romagna – se chi ci sta amministrando si considera un rappresentante degli interessi dei propri cittadini e quindi progetta un futuro migliore per i propri rappresentati o se, invece, siamo di fronte a veri e propri del patrimonio pubblico ai fini della copertura provvisoria del loro bilancio senza una valutazione degli effetti deleteri che azioni del tipo di quelle che pare siano messe in atto in questo caso, possono avere sul livello di vita della comunità che sono stati chiamati a governare”.