Test medicina Bologna, ancora testimonianze

Ancora una lettrice che ci scrive in merito ai tanto contestati test di ingresso alla Facoltà di Medicina di Bologna. Riportiamo come al solito quanto ci è pervenuto in redazione: “Diritto allo studio”, mi chiedo che cosa si intenda con questa formula e se davvero rientrano nel diritto allo studio i test selettivi ai quali ho partecipato il 4 Settembre 2007 per l’ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia di Bologna.


Dopo mesi di studio ed un’intera estate trascorsa sui libri, ho partecipato al test con apprensione, ma anche fiduciosa nella mia preparazione, inoltre, consapevole del regolamento, ho seguito minuziosamente tutte le indicazioni e le norme non sapendo che questo avrebbe precluso la mia ammissione.

Di irregolarità ce ne sono state tante a partire dai due quesiti errati che il Ministero ha deciso di non valutare non considerando, superficialmente, lo sforzo di quanti come me hanno cercato la possibile soluzione, ciò è documentato dal materiale che ci è stato fornito e che gli esaminati potevano utilizzare per i calcoli.



A conclusione della prova è stata poi ritirata la penna e non i fogli e i Commissari, forse, non hanno voluto vedere i gesti furtivi di chi, a test concluso, ha preso la propria penna e ha continuato tranquillamente chiedendo soluzioni attraverso cellulari e agli “amici” che si trovavano sulla porta dell’aula e che si sono cimentati in una grottesca, ma indubbiamente efficace, performance fatta di gesti tratti dall’alfabeto muto.



Questo è quello che io ed altri abbiamo potuto verificare anche se il Ministero dell’Università ha sottolineato che “a differenza del passato tutto è stato fatto con la massima trasparenza” e che “ i controlli per garantire la regolarità nello svolgimento dei test sono aumentati”.



Sono molto delusa per come sono andate le cose e molto arrabbiata con un sistema che ancora una volta ha favorito i “furbi” e i “raccomandati” violando tutti quei principi di legalità e democrazia ai quali io sono stata educata e negando quello che viene definito un diritto allo studio.



Valentina