Un altro indagato sullo scoppio a San Benedetto del Querceto

Il numero delle persone finite nel mirino della Procura di Bologna per lo scoppio causato da una fuga di gas che il 23 dicembre dello scorso anno distrusse una palazzina uccidendo cinque persone,
sale così a 25. La nuova iscrizione riguarda colui che nel 2000 ricopriva il ruolo di dirigente del Reparto tecnico di esercizio della rete del gas dell’allora Seabo ora Hera.

Gli altri 24 indagati nell’inchiesta del procuratore aggiunto Luigi Persico e della pm Antonella Scandellari avevano diversi ruoli in Hera Bologna Srl, l’azienda che gestisce la distribuzione del gas, e nelle imprese che ebbero l’appalto per realizzare la rete del metano nella Valle dell’Idice e quelle che lavorarono in subappalto.

Gli altri 24 indagati nell’inchiesta del procuratore aggiunto Luigi Persico e della pm Antonella Scandellari avevano diversi ruoli in Hera Bologna Srl, l’azienda che gestisce la distribuzione del gas, e nelle imprese che ebbero l’appalto per realizzare la rete del metano nella Valle dell’Idice e quelle che lavorarono in subappalto.
Nelle relazioni consegnate l’altro giorno dai consulenti dell’accusa appaiono chiare le responsabilità: “La tragedia era del tutto prevenibile e prevedibile” specie dopo le due identiche rotture “di eccezionale gravità” avvenute sullo stesso punto del tubo nel ’99 e nel 2000 scrive il consulente impiantistico, l’ingegnere Massimo Bardazza che aggiunge: “I due episodi, fortunati perchè senza vittime, furono completamente ignorati dalla struttura tecnica di Hera per incompetenza e negligenza”.
Ma nel mirino dei consulenti (oltre a Bardazza il geologo, professor Maurizio Pellegrini di Modena),
non ci sono solo gli intereventi di manutenzione bensì pure l’installazione della condotta di media pressione che attraversa il paese dell’Appennino. A tal proposito scrive Pellegrini: ”A San Benedetto è stata realizzata non tanto una condotta di media
pressione per attraversare il centro abitato e corpi di frana attivi ma una condotta collocata in una fossa con modalità che si potrebbero usare in un’area pianeggiante”.
Poi Bardazza ha scritto: ”Chi scrive si occupa da più di trent’anni di eventi colposi e non ha memoria, nemmeno tra i casi studiati accademicamente, di fatti del genere dove
segnali premonitori ed inequivocabili siano stati del tutto ignorati nella più completa, inqualificabile, imperizia, negligenza ed imprudenza”.
E sull’episodio del 2000 l’ingegnere aggiunge: ”Qualsiasi buon tecnico con un minimo di competenza avrebbe potuto predire una nuova rottura esattamente in quella posizione”.

Per il procuratore aggiunto Persico ”le consulenze oltre all’indagine penale dovrebbero spingere
Hera a riconsiderare certe tematiche sulla sicurezza perchè sembra che alcuni fattori di rischio non siano stati modificati”.
Un passaggio importante delle consulenze, per il magistrato, ”è relativo alle saldature per capire chi le ha fatte e come e i provvedimenti presi dopo”.

Sulle telefonate dei residenti prese sottogamba la mattina del disastro il pm procuratore dice: ”Qualsiasi cittadino resta perplesso per non dire arrabbiato. E questo pare anche una tematica sulla scelta e la formazione del call center” che quel giorno ricevette numerose telefonate.