Filippi (PdL): padri separati, la Regione tergiversa

pdlAppare chiaro che l’Assessore regionale Anna Maria Dapporto non sia al corrente della situazione reale sul campo, si è limitato, nella risposta alla mia interrogazione, a fornire qualche numero sull’attività dei centri per le famiglie presenti sul territorio; attività che in base ai dati forniti appare in ogni caso di ben basso profilo se si considerano il numero delle separazioni coniugali con prole che si verificano ogni anno nella nostra provincia. L’Assessore non ha risposto ai quesiti posti: Cosa si sta per i papà separati e i nonni-paterni separati? Cosa si sta facendo per cercare di tutelare il legame con i figli-nipoti coinvolti nelle separazioni? Cosa si sta facendo per tutelare l’unione famigliare?

La situazione sociale reale è molto diversa da quella descritta dalla Dapporto. Negli ultimi anni investimenti massicci (dalla UE, dal Comune, dalla Provincia dalle locali fondazioni, dalla lega delle cooperative ecc.), nelle attività di sensibilizzazione delle politiche di genere, hanno provocato in primis, la ipersensibilizzazione pro-genere degli operatori delle istituzioni locali, un effetto immediato dannosissimo, un disservizio sociale pubblico: la pressoché certezza di ricevere un servizio non paritetico, per i papà separati che si rivolgono alle istituzioni, che vengono in contatto con operatori sociali. Operatori pesantemente condizionati e allertati a considerare l’ex partner di sesso maschile come un individuo potenzialmente pericoloso anziché quello che sono, cioè genitori, anche se separati e di sesso maschile, e in ogni caso cittadini di pari dignità e diritti rispetto agli altri genitori di sesso femminile.

Genitori di pari importanza visti con gli occhi di un bambino e nel suo interesse. Talvolta pure gli incontri vigilati padre-figlio vengono sospesi per lungo tempo in modo che pare strumentale-punitiva per schiacciare la volontà di taluni papà separati di mantenere un legame paterno vero con i propri figli; un atteggiamento pubblico che va a cozzare con il naturale istinto paterno maschile che induce alla protezione fisica della prole. Talvolta pure le situazioni di adulterio femminile vengono supportate dall’azione degli operatori sociali che non richiedono nessun controllo psicologico sul nuovo partner che va a vivere con la prole affidata alla moglie.

Strabismo giuridico-amministrativo che, ancora una volta, confonde e sovrappone la contesa giudiziaria adulta col più nobile dei sentimenti: la paternità.

(Fabio Filippi)