La grande paura: quando i fiumi d’Appennino sono capaci di spaventare


Occorre andare al 1978 per trovare un evento simile. E per fortuna da allora sono stati innalzati gli argini e realizzate importanti opere di bonifica idraulica.

“Altrimenti oggi – spiegano Marino Zani e Ada Giorgi, presidenti del Consorzi di Bonifica dell’Emilia Centrale e Terre di Gonzaga in Destra Po – saremmo qui a raccontare una storia diversa che, comunque, grazie a monitoraggi, coordinamento, periodica manutenzione e il lavoro di 35 persone tra Natale e Santo Stefano ha garantito che tutto sia filato liscio quando, dall’Appennino, è scesa nei tratti arginati di Enza e Secchia una quantità d’acqua immane”.

“Bisogna immaginare – spiegano Vito Fiordaligi e Laerte Manfredini, direttori dei due consorzi che garantiscono la sicurezza idraulica nella bassa di Reggio, Modena e Mantova in Destra Po – che la pianura sia un catino dove i bordi dello stesso sono gli argini dei fiumi. E’ solo col lavoro di bonifica che è possibile evacuare l’acqua da questo comprensorio oggi così popolato e non troppi secoli fa ancora palude”.

SULL’ENZA. C’era già stata la piena del 24. Poi la sorpresa: tra la vigilia e Natale ecco una nuova piena record. “Eravamo in stato di allerta – racconta Paola Zanetti, dirigente dell’area sicurezza idraulica del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale – pioggia e rialzo termico hanno causato l’allarme sin dopo le 20.00 della sera della Vigilia. I nostri uomini hanno avvistato quindi il Comune di Canossa e San Polo, e i Carabinieri, dato che oltre certe quote c’è il rischio di allagamento della limitrofa provinciale 513. Momenti di preoccupazione, comunque, per il manufatto sulla traversa per effetto del materiale trasportato da monte da parte del torrente. A valle, non si sono registrate situazioni critiche. A Natale la situazione è rientrata”.

SUL SECCHIA. “Sul Secchia, che ha tratti arginati molto più lunghi dell’Enza, il giorno di Natale si è presentata una situazione con livelli mai visti in tempi recenti. Abbiamo operato in raccordo con la Provincia di Modena, che con Aipo e Protezione civile ha svolto il coordinamento, per fronteggiare quote altissime. Si temeva che il fiume tracimasse da qualche parte. Alla mattina di Santo Stefano la situazione più critica è accaduta a Novi di Modena, tra le frazioni di San Antonio in Mercadello e Rovereto, dove la quota massima dell’acqua è stata al di sotto di soli 30 centimetri dalla sommità arginale. Lì si è davvero temuta la tracimazione e nel pomeriggio era scattata la fase di allerta già da Natale, ovvero il tenersi pronti all’evacuazione, compreso il nostro personale che abita lì. L’allarme è rientrato solo nella giornata di domenica”.

Come avete operato in bonifica?

“A Mondine e Bondanello avevamo chiuse le paratoie sugli impianti di scolo già all’antivigilia e restano chiuse anche ora. E dalle 8 del mattino di Natale abbiamo dovuto chiudere anche quelle di San Siro, dove per scaricare acqua abbiamo attivato quattro idrovore che garantiscono lo scolo di tutta la pianura tra Crostolo e Secchia, 100.000 ettari di territorio della pianura di Modena e Reggio così salvati dall’allagamento. Fortunatamente in pianura non è piovuto, ma lo scioglimento della neve è valso a una grande pioggia. Momenti di ansia? Sì, perché abbiamo avute quote altissime che addirittura hanno coperto la passerella sulla chiavica”.

SUL SECCHIA A SAN BENEDETTO PO. Sempre in località San Siro, comune di San Benedetto Po, c’è un’opera idraulica eccezionale. E’ una botte, ovvero sia un canale che sottopassa il Secchia e conduce le acque di 30.000 ettari in sinistra Secchia, sino a Po, a Sermide, affinché siano scaricate nel grande fiume.

“E’ una grandiosa opera idraulica concepita per scongiurare l’allagamento di comuni densamente popolati – spiega Laerte Manfredini, direttore del Consorzio Terre dei Gonzaga -. Nel nostro comprensorio di acqua non ce ne era, ma è accaduto che il Secchia che sovrasta la botte avesse 2 metri in più di quota rispetto alla portata massima con la quale quest’opera è stata progettata un secolo fa”.

Il rischio quale era?

“Che in caso di rotture o infiltrazioni il Secchia potesse invadere il nostro comprensorio in destra Secchia, da Quistello a Sermide, ma anche a sinistra da San Benedetto a Pegognaga. Una situazione da scongiurare”

Quindi?

“Siamo intervenuti per chiudere alle estremità il manufatto della botte. Un’operazione che negli ultimi 20 anni non era mai stata fatta e che abbiamo svolto il giorno di Santo Stefano. Dieci operai al lavoro per 70 ore complessive. E’ indubbio come su opere così importanti sia necessario un loro adeguamento e il Consorzio Terre di Gonzaga già all’inizio degli anni Duemila aveva proposto un progetto di adeguamento, purtroppo non finanziato”.

Non ultimo: le previsioni mettono ancora pioggia: ai Consorzi di Bonifica ci si sta preparando per un Capodanno, senza il botto ma in tranquillità idraulica.