Centrale a Biomasse di Finale Emilia, Cia: offerte economiche agli agricoltori scarse



“Da più di due anni si sta discutendo della riconversione dell’ex zuccherificio di Massa Finalese: nel 2008 sono iniziate le sperimentazioni in campo e gli incontri tra la parte industriale rappresentata da Italia Zuccheri e le rappresentanze agricole, ma a nostro parere l’accordo di filiera è ancora lontano”. E’ il commento di Fabrizio Consoli, presidente delle Cia di Mirandola, che nei giorni scorsi ha promosso un incontro per discutere sulle prospettive delle imprese della Bassa, anche in previsione di nuove colture necessarie per creare energia pulita e rinnovabile.

All’incontro ha partecipato, tra gli altri, l’assessore all’agricoltura Giandomenico Tomei. “Le offerte economiche per gli agricoltori non sono per ora ritenute interessanti – ha sottolineato – ma continuiamo a trattare. Abbiamo svolto altri incontri con investitori locali sulla realizzazione di impianti a biogas da 1 megawatt, che utilizzerebbe mais ceroso, per un fabbisogno di circa 400 ettari per impianto, anche in questo caso abbiamo avuto delle offerte economiche che a fronte del vincolo richiesto per ora non sono ritenute remunerative”.

La produzione bioenergetica tuttavia può rappresentare, a giudizio della Cia, una opportunità per gli agricoltori con filiere di produzioni diversificate che facciano perno sull’utilizzo dei reflui zootecnici, del sorgo o comunque dei cereali. Sul Parmigiano reggiano, Consoli ha affermato che “il Consorzio è fatto da noi produttori, e noi siamo i primi ad ‘ingessarlo’ nei suoi progetti di innovazione strutturale o nei suoi interventi di sostegno del mercato promettendo, ad esempio, quote di formaggio quando il prezzo che veniva garantito per il ritiro era superiore a quello di mercato, salvo poi ritirarle non appena le  quotazioni si sono alzate”.

Il presidente lancia l’allarme per il vino italiano che soffre di un calo dei vigneti. Ma la Bassa modenese vanta importanti comparti di nicchia, come quello che riguarda il settore dell’apicoltura nella zona nord della provincia di Modena. “L’anno appena terminato si è chiuso con un bilancio nel suo complesso, interessante osserva Consoli- e dopo un difficile mese di aprile con acqua e ritorni di freddo, la stagione per le api è stata un crescere continuo una buona produzione di tiglio, c’è stata la sorpresa del ‘coriandolo’ con miele molto fine e dal gusto molto delicato, seguito da una buona produzione di millefiori. L’allarme suscitato dalla grave moria delle api – ha detto infine Consoli – si è trasformato in evento comunicazionale che ha innescato tra i consumatori l’interesse e la solidarietà per l’apicoltura, messo in ginocchio dallo spopolamento deglialveari. Infatti dopo la sospensione dell’utilizzo di sementi conciate le api sono tornate a volare dando prova della loro potenza vitale”.

Tra gli interventi da segnalare un appello di un itticoltore della bassa che ha lamentato scarsa attenzione per gli ingenti danni arrecati dagli uccelli ittiofagi agli allevamenti di pesce. “La Regione eroga risorse per ricreare zone umide che attirano sì la fauna, ma si dimentica di aiutare le imprese adiacenti a tali oasi e che loro malgrado ‘sfamano’, con le loro pregiate produzioni, migliaia di uccelli”.