Bologna: il Consiglio Provinciale chiede al governo protezione delle donne costrette all’uso del burqa



Il Consiglio ha approvato oggi pomeriggio un ordine del giorno che chiede, tra l’altro, al Governo “l’adozione di disposizioni che mirino adassicurare la protezione delle donne costrette a indossare il velo integrale”.

Il testo prende le mosse dalla “raccomandazione della Missione francese presentata recentemente al Presidente dell’Assemblea francese che di fatto, come Rapporto Parlamentare, ha aperto in Francia la via per una legge chesancisca l’interdizione del burqa e del niqab in tutti gli uffici pubblici e nelle scuole, nelle banche e nei trasporti”.

Il Consiglio ritiene “il velo integrale un simbolo di umiliazione, di oppressione e di sopraffazione dell’uomo sulla donna, una tradizione estranea alla religione islamica con i principi sanciti dalla Carta dei Diritti dell’Uomo”.

Al testo originale, proposto da Pdl e Lega (prime firmatarie Claudia Rubini e Lucia Borgonzoni), in aula sono stati presentati da Daniela Vannini (Pd) tre emendamenti che sono stati accolti dalla minoranza. L’odg emendato è stato approvato con 30 voti a favore (Pd, Pdl, Idv, Lega, Udc) e 1 contrario (Pdci/Prc).

Il documento chiede al Parlamento italiano di accelerare “l’iter di discussione delle proposte di legge sull’argomento che sono assegnate alla Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati” e auspica “ un’interpretazione autentica della legge 152 del 1975 che già vieta l’uso di indumenti i quali rendono impossibile l’identificazione delle persone, tale da chiarire l’effettiva applicabilità della norma in caso di utilizzodel velo integrale; qualora l’applicabilità non possa essere garantita, sichiede, di inserire una norma specifica a tal fine”.

Sempre sull’utilizzo del burqa è stato votato e respinto dall’aula un altro odg, presentato dal consigliere Venturi (Pdci/Prc), unico consigliere che si è espresso con voto contrario al documento approvato. Il testo di Venturi chiede tra l’altro alla Giunta “di continuare a intraprendere iniziative volte all’inclusione sociale, al di là delle appartenenze politiche, etniche e religiose”.