A Mirandola prima trasfusione a domicilio

E’ stata eseguita nei giorni scorsi a Mirandola la prima trasfusione a domicilio. A beneficiarne una paziente di 80 anni affetta da gravi patologie e che ha difficoltà a spostarsi. A casa della signora è intervenuta una équipe formata dal medico di famiglia Nunzio Borelli, dal dottor Umberto Ferrari e dalla dottoressa Elena Bandieri del day hospital oncologico dell’Ospedale di Mirandola e da due infermiere, una del day hospital e una del Servizio di assistenza domiciliare.

Questa prima trasfusione è stata realizzata nell’ambito di un progetto estremamente innovativo: nei nove comuni del Distretto di Mirandola, i pazienti oncologici in terapia palliativa che hanno difficoltà a spostarsi, in caso di precise e codificate indicazioni possono effettuare le trasfusioni direttamente al proprio domicilio. “Questo particolare e delicatissimo genere di assistenza è possibile grazie alla collaborazione con l’Associazione Malati Oncologici Nove Comuni (AMO), che rimborsa per intero il costo dell’oncologo assunto dall’Azienda USL in servizio al Day Hospital oncologico di Mirandola, che si dedica esclusivamente al progetto in questione” spiega il direttore del distretto di Mirandola Mario Meschieri. L’AMO ha anche donato un’auto a supporto del servizio infermieristico domiciliare, in modo da rendere possibili le trasfusioni a domicilio dei pazienti.

La peculiarità del progetto è che si tratta di un’attività basata sull’integrazione fra ospedale e territorio: l’iniziativa infatti prevede il coinvolgimento in modo coordinato della direzione sanitaria dell’Azienda USL, del Servizio trasfusionale del Policlinico di Modena, della direzione sanitaria dell’ospedale di Mirandola, del Day Hospital Oncologico e del Pronto soccorso di Mirandola (per tutta la parte relativa alla frigo emoteca), della direzione del distretto, dell’Unità Operativa di Cure primarie di Mirandola, dei medici di medicina generale e del Servizio infermieristico domiciliare. I destinatari del servizio sono principalmente i pazienti dimessi dal Day Hospital oncologico e presi in carico domiciliare dal medico di famiglia e dal servizio infermieristico domiciliare. Particolarmente importante il ruolo del medico di famiglia che di fatto è il vero gestore del progetto.

La procedura, concepita in modo da garantire l’assoluta sicurezza di tutti i passaggi così come la tracciabilità del sangue e l’appropriatezza della prestazione, funziona in questo modo: il medico di famiglia che segue il paziente, di concerto con il Day Hospital oncologico, valuta la necessità della trasfusione. Il servizio infermieristico domiciliare a questo punto si reca dal paziente per effettuare il prelievo del sangue, che viene inviato al Centro trasfusionale del Policlinico di Modena. Qui viene preparata la sacca col sangue, che viene recapitata alla frigoemoteca di Mirandola, situata all’interno del Pronto Soccorso, dove c’è uno spazio apposito dedicato al progetto. Infine il personale del servizio infermieristico e il medico del Day Hospital oncologico si recano a casa del paziente per la trasfusione.