Riforma edilizia pubblica. Fondo anti barriere architettoniche a aiuto alle donne vittime di violenza



Alloggi pubblici senza barriere architettoniche; aiuto alle donne vittime di violenza, con l’allontanamento dell’assegnatario se autore di atti di violenza domestica, e giro di vite nei confronti degli abusivi. Sono alcune delle misure introdotte nella riforma dell’edilizia pubblica – il progetto di legge della Giunta di modifica alla “Disciplina generale dell’intervento pubblico nel settore abitativo” – e contenute negli emendamenti al testo presentati questa mattina dal relatore Mario Mazzotti (Pd) alla commissione Territorio, ambiente, mobilità, presieduta da Damiano Zoffoli. Le proposte di modifica verranno votate nella prossima seduta.

Dunque, si parte con un “fondo regionale per finanziare gli interventi per l’eliminazione e il superamento delle barriere architettoniche”. Un fondo attraverso cui “i Comuni attivano le procedure di individuazione dei beneficiari, quantificano ed erogano i contributi”.

Un’altra significativa novità riguarda la tutela delle donne vittime di violenza: si stabilisce infatti che “nei confronti dell’assegnatario verso il quale sia stato disposto anche l’allontanamento urgente dalla casa familiare per fatti riconducibili a violenza domestica è dichiarata la sospensione dell’assegnazione dell’alloggio Erp fino alla definizione del procedimento penale”, mentre “durante il periodo di sospensione ai restanti componenti del nucleo viene assicurata la permanenza nell’alloggio Erp”.

Modifiche in vista anche per le decadenze: un emendamento sancisce che “i componenti del nucleo originario, purché stabilmente conviventi, subentrano di diritto nella titolarità del contratto di locazione in caso di decesso dell’assegnatario”; un altro, che “la decadenza non opera nei casi in cui nel nucleo avente diritto vi sia la presenza di un componente ultrasessantacinquenne o con grado di invalidità accertata pari o superiore al 66%”. Gli emendamenti introducono inoltre criteri più stringenti per le assegnazioni degli alloggi, escludendo “gli occupanti abusivi di un alloggio di Erp, nonché coloro che hanno rilasciato l’alloggio occupato abusivamente, per un periodo di dieci anni dalla data del rilascio”. Giro di vite, infine, sui comportamenti irregolari, sia per chi “abbia eseguito opere nell’alloggio senza il prescritto titolo abitativo” o, al contrario, “non abbia consentito l’esecuzione di opere di manutenzione determinando gravi danni all’alloggio”, sia per chi “non abbia consentito l’accesso all’alloggio agli agenti accertatori e agli agenti della polizia municipale per periodiche verifiche e ispezioni”.

Manes Bernardini (Lega nord) ha sottolineato “le molte situazioni critiche che si presentano nei condomini Acer” e ha quindi invitato a “sperimentare un patto per responsabilizzare di più gli assegnatari e migliorare il contesto ambientale”. Alberto Vecchi (Pdl) ha ricordato l’importanza di “consentire al disabile di restare nella casa anche dopo la morte dei genitori, perché il contesto di relazioni costruito in quel luogo può sicuramente aiutarlo”. Paola Marani (Pd) ha lamentato il fatto che “il patrimonio Erp è troppo esiguo per rispondere ai bisogni abitativi in questo momento in cui l’area grigia della nuova povertà si allarga. Se è giusto che Acer realizzi nuovi alloggi è altrettanto giusto mettere in campo opportunità per un ruolo attivo degli assegnatari nella gestione del patrimonio”.

Galeazzo Bignami (Pdl) ha citato i tre progetti di legge a firma sua e dei colleghi del Pdl Marco Lombardi e Gianguido Bazzoni, scelti come testi abbinati a quello della Giunta, segnalando come “si occupino dei temi oggetto di proposta della maggioranza, con altre novità come interventi di bonifica più facili in caso di presenza di amianto e cessione del patrimonio sfitto che non sia stato posto a reddito per 24 mesi”.

Silvia Noè (Udc) ha rimarcato come “i Comuni possono avvalersi delle Acer ma non sono obbligati a farlo, ed è una situazione da risolvere nel testo definitivo”.