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Pensioni, Cisl E-R: verificare decadenza e rivalutazione per chi è stato in mobilità

I lavoratori che prima della pensione hanno usufruito di indennità di mobilità utile per la pensione per un periodo superiore ad un anno devono verificare l’importo del trattamento pensionistico recepito perché potrebbe essere errato.
L’allarme viene dallo stesso Inps, attraverso una nota del Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Emilia-Romagna.
Infatti, per i periodi di mobilità superiori a 52 settimane, le retribuzioni accreditate figurativamente, devono essere rivalutate anche sulla base degli indici di variazione delle retribuzioni contrattuali del settore di appartenenza, rilevati dall’Istat. Nell’applicare tali indici, però, l’Inps è in ritardo, avendo rivalutato solo fino al 2008.
Da qui la necessità di verificare tutte le pensioni comprensive di periodi di mobilità utili alla determinazione delle retribuzioni pensionistiche.
Soprattutto le prestazioni previdenziali liquidate dal 6 luglio 2011 che decorrono da tale data, come sancisce la Corte Costituzionale (sentenza 69/2014).
Quindi, circa la decadenza, in caso di importi non aggiornati ci sono solo 3 anni di tempo per chiedere la ricostituzione. E la data ultima utile per proporre un’eventuale azione giudiziaria, al fine di ottenere la giusta misura della prestazione pensionistica, è il 5 luglio 2014.
Da qui l’invito del Civ ER all’Inps a provvedere, attraverso un proprio atto formale (circolare, messaggio), a “riconoscere il diritto alla rivalutazione delle pensioni dei lavoratori di cui sopra e provvedere d’ufficio a riliquidarle dopo aver rifatto i dovuti calcoli”. Al fine di evitare costi per i lavoratori e l’Inps, l’Inas è disponibile a tutelare gli interessi dei lavoratori coinvolti, in sede amministrativa e giudiziaria.

 

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