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Nasce la legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere

ParitaNasce con una forte impronta reggiana la legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere, presentata oggi in Assemblea legislativa, come normativa unica nel panorama italiano in quanto rende le “politiche di genere strutturali e finalizzate allo sviluppo sociale, economico, politico dell’Emilia-Romagna”. Parole della prima firmataria, relatrice del progetto di legge, la presidente della Commissione Parità, Roberta Mori, che ne ha sottolineato il lungo “percorso aperto alla partecipazione attiva, costante e consapevole delle rappresentanze diffuse sul territorio, di enti locali, associazioni e categorie”. Un protagonismo diffuso, a contributo della legge, che si è toccato con mano nell’udienza conoscitiva tenuta ieri in Assemblea legislativa, dove sono intervenute tra le altre Graziella Fornaciari per le Pari opportunità del Comune di Reggio Emilia, Francesca Correggi e la presidente Vera Romiti, per il Forum Donne della Provincia, l’assessora alle Pari opportunità della Giunta di Cadelbosco di Sopra Luisa Carbognani, ma anche Maria Brini vicepresidente dell’Ordine dei Medici reggiani e Carmen Marini e Silvia Iotti dell’associazione e centro antiviolenza Nondasola.
Molte le novità che saranno introdotte in Emilia-Romagna con l’approvazione del progetto di “Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere”, redatto dalla commissione regionale per la Promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini su mandato unanime di tutti i Gruppi. L’iter di approvazione è già in corso e il via libera definitivo dell’Assemblea è previsto entro il mese di luglio.
Il progetto di legge è stato presentato oggi in conferenza stampa in Assemblea legislativa dalla presidente dell’Assemblea, Palma Costi, dalla presidente Mori, e dai vicepresidenti della commissione regionale Parità, Rita Moriconi e Mauro Malaguti.
Queste alcune delle misure previste nel provvedimento: una legge elettorale regionale che realizzi “una compiuta democrazia paritaria fin dalle prossime elezioni regionali”, una “apposita sezione di genere nell’albo regionale delle nomine”, l’introduzione di “criteri di valutazione nella predisposizione di bandi e selezioni per promuovere i principi egualitari e antidiscriminatori”. E poi, “un percorso di accoglienza dedicato a chi subisce violenza per l’accesso a tutti i Pronto soccorso del territorio regionale”, la possibilità per gli enti locali di “individuare immobili da concedere in comodato d’uso ai centri antiviolenza” o anche di “individuare una soluzione abitativa temporanea e attribuirla direttamente alla donna”, un “Piano regionale contro la violenza di genere” di durata triennale e da approvare entro 90 giorni, e la costituzione dei “Comitati unici di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni”. Ancora: un giro di vite sulle cosiddette “dimissioni in bianco” e il conferimento dell’etichetta GED, cioè “Gender Equality and Diversity label”, per le “realtà che si siano distinte per comportamenti virtuosi e non discriminatori, oltre gli obblighi di legge”.
Questi, invece, gli ambiti di intervento individuati nel testo di legge: il sistema di rappresentanza, la cittadinanza di genere e il rispetto delle differenze, la salute e il benessere femminile, la prevenzione alla violenza di genere, il lavoro e l’occupazione femminile, l’imprenditoria femminile, la conciliazione e la condivisione delle responsabilità sociali e di cura, la rappresentazione femminile nella comunicazione e gli strumenti del sistema paritario.
“Nel mondo del lavoro, nell’impresa, nelle professioni, nelle istituzioni, nei nuclei familiari e nella vita di tutti i giorni, le donne rappresentano la forza del nostro Paese e della nostra regione- afferma Palma Costi-. Questo, nonostante permangano discriminazioni, disparità salariali, occupazionali e di carriera, nonostante cura e assistenza rimangano in gran parte sulle loro spalle, nonostante l’informazione e il racconto pubblico della donna sia dominato da luoghi comuni e stereotipi spesso avvilenti e dannosi. Un quadro che si completa con la terribile conta, che prosegue, di casi di violenza, abuso e femminicidi. Per tutti questi motivi, come istituzioni siamo chiamati a realizzare le condizioni per una vera democrazia paritaria, e questo progetto di legge, ne sono convinta, rappresenta il contributo, importantissimo che l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna mette a disposizione della società regionale e nazionale per arrivare a reali pari opportunità. Un progetto di legge portato avanti dall’intera Commissione regionale per la Parità- chiude la presidente dell’Assemblea legislativa- a dimostrazione di un lavoro di tutti, andato al di là degli schieramenti politici, e condiviso con associazioni, centri anti-violenza, enti locali, con chiunque avesse un ruolo riconosciuto”.
“Questa legge quadro nasce da una forte volontà politica della Regione Emilia-Romagna di cambiamento e innovazione attraverso politiche di genere avanzate e strutturate- sottolinea Roberta Mori-. Il rafforzamento del ruolo sociale, politico e culturale della donna, in Emilia-Romagna come in Italia, deve essere considerato una leva di sviluppo irrinunciabile. Anche il metodo con cui si è giunti alla proposta di legge credo possa ispirare un nuovo approccio alle politiche pubbliche, grazie alla partecipazione attiva, costante e consapevole delle rappresentanze diffuse sul territorio, enti, associazioni e singoli cittadini. Troppo spesso le leggi sui diritti delle donne sono rimaste sulla carta. Il presidio democratico dei percorsi legislativi e della loro attuazione è la miglior garanzia di efficacia e utilità delle norme. È il momento dell’alleanza forte tra donne e uomini per il miglioramento della società, che passa attraverso il pieno protagonismo di tutti e tutte in nome di una vera democrazia paritaria. La legge- chiude la presidente della commissione Parità- consolida il ricco sistema di azioni positive, progettualità territoriali e introduce nuovi strumenti regionali quali il bilancio di genere, la Conferenza delle elette, l’Osservatorio sulla violenza di genere, che garantiranno un monitoraggio continuo trasparente e continuo dei progressi ottenuti oltre che dati puntuali di genere, oggi difficilmente reperibili. Questo progetto di legge, nella sua trasversalità e complessità, confidiamo possa contribuire a prevenire e contrastare il terribile fenomeno della violenza contro le donne, presente in qualsiasi società che ancora non ci rispetta”.
(foto, da sinistra: Mori, Costi, Malaguti, Moriconi)

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