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Mercoledì ‘Artinscena’ tra poesia e danza, a Vignola e Pavullo

CelentanoWandreAll’estero i cultori di strumenti musicali lo celebrano e darebbero qualsiasi cosa per una chitarra Wandrè: farebbero carte false per un modello Brigitte Bardot, Scarabeo, Rock Oval o Bikini, tanto per citarne alcuni. In Italia, negli anni ’60, Celentano, Guccini, Mina e i Nomadi sono tra i primi a usare e amare le chitarre di Antonio Vandrè Pioli, in arte “Wandrè”, ma dopo il successo commerciale di quegli anni su di lui è calato un velo.
Artista, imprenditore fuori dagli schemi, partigiano, capomastro, ma soprattutto uno dei liutai più innovativi del secolo scorso, che negli anni ’50 crea la prima fabbrica di chitarre elettriche in Italia: a dieci anni dalla scomparsa Marco Ballestri ne ripercorre la storia nel libro “Wandrè. L’artista della chitarra elettrica” (edito da Anniversary Books) e lo presenta al pubblico mercoledì 18 giugno alle ore 20.30 a Vignola, in Piazza dei Contrari. È un’iniziativa che ripercorre una storia di creatività italiana poco conosciuta, ma che è leggenda per gli appassionati di strumenti vintage in tutto il mondo. Basti pensare che un personaggio del calibro di Sean Lennon, figlio del mitico Jhon, ha chiesto una copia del libro e nell’ultimo video del duo Goastt – che forma insieme alla modella Charlotte Kemp Muhl – vengono utilizzati e inquadrati proprio dei bassi di Wandrè. All’appuntamento sarà presente anche Antonio “Rigo” Righetti, storico bassista di Ligabue e grande appassionato delle chitarre e dei bassi di Wandrè.
Antonio “Wandrè” Pioli ha realizzato la prima chitarra elettrica di Celentano, l’unica usata da Guccini, quelle più care ai Nomadi; ma anche i Kiss, Buddy Miller e Frank Zappa hanno suonato e apprezzato i suoi strumenti innovativi e sperimentali, sia nel suono che nel design. Il libro non è stato scritto solo per pochi appassionati, ma per tutti coloro che vogliono conoscere la storia di un uomo libero che ha sempre sfidato, attraversandolo e anticipandolo, il proprio tempo, il tempo delle mode, dei luoghi comuni e delle regole forzate. Wandrè creò strumenti dalle forme particolari, sghembe, nati dalla contaminazione fra arte e design: sculture musicali da usare. Perfino nei particolari, nei battipenna, nelle palette, nelle chiavette l’estro del maestro si scatenava inventando soluzioni estreme, senza nulla togliere alla funzionalità dell’oggetto. Il volume, con oltre 200 illustrazioni, racconta la vita di questo artista geniale.

È nel segno della danza, invece, l’appuntamento a Pavullo, sempre mercoledì sera a partire dalle ore 21.00 in Piazza Nassyria. La compagnia Eidosdanza mette in scena “Eroine”, con soggetto di Ilaria Carmeli e la coreografia di Elisa Davoli: otto danzatrici, diverse una dall’altra per aspetto, personalità e stile interpretano otto eroine delle fiabe che, grazie alla letteratura e al cinema d’animazione, appartengono ormai stabilmente all’immaginario collettivo. Questa volta, però, le nostre eroine scappano dalla loro storia per trasformarsi in adolescenti di oggi, giovani principesse con le loro ansie e le loro fragilità, rese umane ognuna dalla propria nevrosi. Tra loro c’è la Bella Addormentata che da quando è stata svegliata non riesce più a prender sonno ed è diventata iperattiva. E c’è Cenerentola, una depressa sempre in attesa di una scarpetta che non arriverà mai. La Sirenetta ha rinunciato alla sua coda per due gambe umane, ma a costo di continue sofferenze. Infine Raperonzolo, che resta in disparte, forse nasconde un segreto difficile da confessare…

 

 

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