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“Michelangelo e il Novecento”, sculture in mostra a Modena

Pieta-Jan-FabreInaugura giovedì 19 giugno alle 21 alla Palazzina dei Giardini di Modena in corso Canalgrande “Michelangelo e il Novecento”, sezione modenese della mostra promossa dalla Fondazione Casa Buonarroti di Firenze e dalla Galleria civica di Modena nel 450° anniversario della morte dell’artista. Mentre nella sede fiorentina sono state raccolte opere dagli inizi dello scorso secolo agli anni Settanta, la Palazzina dei Giardini ospita i risultati più recenti dell’influenza esercitata da Michelangelo sugli artisti contemporanei, giungendo fino ai nostri giorni.
La sezione modenese – presenti anche due disegni di Michelangelo prestati da Casa Buonarroti – è incentrata solo e soltanto sulla scultura e, in particolare, su alcune opere iconiche che hanno attraversato tempo, spazio, linguaggi e poetiche: la Pietà di San Pietro, il David, lo Schiavo morente, il Mosè.
Il percorso espositivo si apre con “Merciful Dream (Pietà V)” di Jan Fabre, in marmo bianco di Carrara, che riproduce la celeberrima Pietà del 1499 in scala 1:1. L’iconografia, che prevede il volto della Vergine trasformato in teschio e quello del Cristo sostituito dal ritratto dell’artista, apparve ad alcuni, alla prima presentazione veneziana del 2011, irrispettosa, se non addirittura blasfema. Al contrario, sembra configurarsi come una toccante meditazione sulla morte, rappresentazione quanto mai umana del dolore materno, della disperata richiesta di poter barattare la propria morte con quella del figlio. Anche Kendell Geers riprende un celebre modello di Michelangelo rispettandone le dimensioni, ma il suo David (“Relic 2”, 2002) è costituito da una materia affatto diversa, che allude ironicamente al colore del materiale originale, pur contraddicendone ogni altra qualità: il polistirolo, sul quale è stato applicato nastro da cantieri bianco e rosso. L’artista segnala con forza la trasformazione dell’opera in feticcio del consumo di massa, in icona kitsch, quella che i protagonisti di “Audience” di Thomas Struth – i visitatori della Galleria dell’Accademia, sudati, stanchi, spesso segretamente annoiati – corrono a visitare, talvolta, come scrive Marco Pierini in catalogo, quasi “per un pregiudiziale senso del dovere, per ottemperare a un rito collettivo di cui appaiono ormai più vittime che officianti” che per scelta consapevole.
“L’Esclave (d’après Michel-Ange), (S 20)” di Yves Klein proietta al contrario la statua michelangiolesca in una dimensione altra, eterea, che sembra rinnegare i valori stessi della scultura. Il blu di cui è intriso il piccolo gesso sottrae l’opera a ogni contingenza, ne stempera la consistenza materiale, ne amplifica il portato concettuale. Segue una stanza dedicata a Robert Mapplethorpe, con immagini che ritraggono celebri modelli del fotografo americano: Ajitto, Thomas e Lisa Lyon. La loro nudità scultorea e muscolosa, ritratta in pose di plastico e rigorosissimo equilibrio formale, rimanda esplicitamente alla fisicità dei corpi dipinti, scolpiti e disegnati dal Buonarroti, artista che Mapplethorpe – definito in una poesia di Patti Smith proprio come The boy who loved Michelangelo – prese a modello ideale per il suo lavoro. È pertanto assieme ai suoi scatti in bianco e nero che si è scelto di collocare il primo foglio michelangiolesco in mostra, un torso virile a inchiostro risalente al 1524-1525. Una piccola sezione, infine, è dedicata alla restituzione dell’opera di Michelangelo attraverso la fotografia. Appartengono alla collezione della Galleria civica di Modena sia l’immagine della statua del Mosè a San Pietro in Vincoli, (Roma) di Ico Parisi, datata 1958, sia il nutrito gruppo di foto di Aurelio Amendola dedicato alla Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze, tratte dal volume “Un occhio su Michelangelo” con il quale il fotografo vinse, tra l’altro, il Premio Oscar Goldoni nel 1994 a Modena. I pregnanti scatti di Amendola, capaci di esaltare tanto la differente texture delle superfici quanto la tornitura delle forme, convivono con l’altro disegno di Michelangelo che rappresenta proprio Studi di monumenti tombali per la Sagrestia Nuova (1520 ca.). La sezione si chiude con la “Pietà Rondanini” (2011) di Gabriele Basilico, immagine dove la scultura, immersa nell’ambiente in penombra, appare investita da una luce diretta e forte che la sgrava di peso, di consistenza materiale, e ne amplifica l’isolamento nello spazio (enuclea quindi, in maniera figurata, la solitudine di Maria e del Cristo).
Il congedo dalla mostra è affidato all’estremo capolavoro di Michelangelo Antonioni, il cortometraggio intitolato “Lo sguardo di Michelangelo” (2004), nel quale per la prima volta il regista si trova anche davanti alla macchina da presa, protagonista di un dialogo muto, ma serrato, esclusivo e totalizzante con il Mosè. Lo sguardo di Michelangelo (Buonarroti) procede dagli occhi del Mosè, lo sguardo di Michelangelo (Antonioni) dalle lenti degli occhiali. Lo spettatore, grazie al frequente uso della ripresa in soggettiva, ha l’impressione di osservare il complesso scultoreo con gli occhi di Antonioni e quest’ultimo attraverso lo sguardo del Mosè, ma non riesce a inserirsi nel dialogo in corso, la cui intimità non è dato violare.
La mostra di Modena, che apre quasi in contemporanea con la sezione fiorentina (18 giugno – 20 ottobre), si chiuderà il prossimo 19 ottobre. È aperta gratuitamente dal 20 giugno all’11 settembre dal giovedì alla domenica dalle 19 alle 23; aperture straordinarie sabato e domenica 21 e 22, 28 e 29 giugno dalle 17 alle 23; dal 17 settembre al 19 ottobre da mercoledì a venerdì dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10.30 alle 19.30; in occasione del Festivalfilosofia, venerdì 12 settembre dalle 9 alle 23; sabato 13 dalle 9 all’1, domenica 14 dalle 9 alle 21.
Per informazioni, tel. 059 2032911 o 2032940 (www.galleriacivicadimodena.it).
Basata su un progetto scientifico comune e accompagnata da un catalogo unico, l’esposizione, realizzata per la sede fiorentina con i contributi determinanti dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dell’Associazione MetaMorfosi di Roma e, per la sede modenese con la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena e con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna è inserita ufficialmente nelle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Michelangelo, ed è a cura di Emanuela Ferretti, Marco Pierini e Pietro Ruschi.

VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA
Sabato 21 giugno alle 19 fa da guida all’esposizione Marco Pierini, direttore della Galleria e curatore. Nuova visita giovedì 10 luglio alle 23, dopo una conferenza alle 21 ai Giardini

Sabato 21 giugno alle 19, alla Palazzina dei Giardini, in corso Canagrande a Modena, Marco Pierini, direttore della Galleria civica di Modena e curatore con Emanuela Ferretti e Pietro Ruschi della mostra “Michelangelo e il Novecento”, condurrà una visita guidata gratuita alla sezione modenese della mostra.
Giovedì 10 luglio alle 23, a conclusione di un incontro pubblico previsto a partire dalle 21 nell’ambito delle iniziative organizzate dall’assessorato alla Cultura del Comune di Modena nell’ambito dell’Estate modenese, è in programma una seconda visita, sempre condotta da Marco Pierini, accompagnato dagli altri due relatori della serata, Emanula Ferretti e Tommaso Mozzati.
Entrambe le occasioni sono a ingresso gratuito senza prenotazione.
“Michelangelo e il Novecento”, sezione modenese della mostra promossa dalla Fondazione Casa Buonarroti di Firenze e dalla Galleria civica di Modena in occasione del 450° anniversario della morte dell’artista, allestita alla Palazzina dei Giardini dal 20 giugno al 19 ottobre, ospita i risultati più recenti dell’influenza esercitata da Michelangelo sugli artisti contemporanei, giungendo fino ai nostri giorni. Accanto a due disegni di Michelangelo sono presenti lavori di Aurelio Amendola, Michelangelo Antonioni, Gabriele Basilico, Jan Fabre, Kendell Geers, Yves Klein, Robert Mapplethorpe, Ico Parisi, Thomas Struth.
La mostra si chiuderà il prossimo 19 ottobre. È aperta gratuitamente dal 20 giugno all’11 settembre dal giovedì alla domenica dalle 19 alle 23; aperture straordinarie sabato e domenica 21 e 22, 28 e 29 giugno dalle 17 alle 23; dal 17 settembre al 19 ottobre da mercoledì a venerdì dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10.30 alle 19.30; in occasione del Festivalfilosofia, venerdì 12 settembre dalle 9 alle 23; sabato 13 dalle 9 all’1, domenica 14 dalle 9 alle 21.

TRA FIRENZE E MODENA
La mostra in due sedi è dedicata alla figura e fortuna dell’opera dell’artista nel XX secolo

La Fondazione Casa Buonarroti di Firenze e la Galleria civica di Modena celebrano la ricorrenza del 450° anniversario della morte di Michelangelo con la mostra “Michelangelo e il Novecento”, evento dedicato alla fortuna della figura e dell’opera dell’artista nel corso del XX secolo che apre al pubblico a Firenze dal 18 giugno e a Modena dal 20 giugno, per chiudersi, in entrambe le sedi, in ottobre.
Basata su un progetto scientifico comune e accompagnata da un catalogo unico, l’esposizione, realizzata per la sede fiorentina con i contributi determinanti dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dell’associazione MetaMorfosi di Roma e, per la sede modenese con la Fondazione cassa di risparmio di Modena e con il contributo dell’assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, è strutturata su due nuclei tematici specifici: uno riferito ai centenari novecenteschi della morte e della nascita dell’artista che hanno coinvolto nel 1964 e nel 1975 la Casa Buonarroti e altre istituzioni fiorentine e italiane; l’altro, più in generale, legato alla presenza di Michelangelo nella cultura visiva del XX secolo, un’influenza che spazia dalla citazione diretta al richiamo ideale e che abbraccia scultura, pittura, architettura, grafica, fotografia, video, design e che continua a esercitare il suo fascino anche sugli esiti recenti della ricerca artistica internazionale.
Esempio di pienezza intellettuale, di magistero artistico e dignità morale, Michelangelo resta per il Novecento uno straordinario punto di riferimento della vita culturale moderna e contemporanea, della sua storia, della società, delle arti e della civiltà produttiva: lascia una traccia indelebile nell’opera degli artisti che si sono confrontati con lui, tanto da costituire un focus di interesse e di approfondimento che continua a tradursi in dibattiti, convegni e mostre, che supera i confini degli studi sul Rinascimento e si inserisce in una prospettiva interdisciplinare e aperta della scena culturale internazionale.
La mostra è un’occasione di studio e ricerca per tentare di comprendere quanto sia stata vasta e profonda l’influenza di Michelangelo sulla scena culturale del secolo scorso, per la scultura, l’architettura, il design e le arti visive in generale.
La presenza e il forte carattere iconico dell’artista non hanno eguali. Altri grandi del Rinascimento, come ad esempio Raffaello o Leonardo da Vinci, non hanno dato origine sul piano figurativo ad una ricaduta come quella cui ha dato vita l’opera michelangiolesca, talmente presente nell’immaginario del ‘900 che se ne è fatto uso e abuso, fino alla recente rappresentazione del David armato di mitragliatrice in una discussa pubblicità americana. Le icone michelangiolesche sono un unicum, dalla Pop Art in poi ritornano continuamente, spesso ridotte a oggetti kitsch o di consumo, o a statuette da bancarella.
Le opere in mostra a Firenze sono una settantina; a Modena, dove l’allestimento propone opere monumentali e di grandi dimensioni, oltre una trentina. In entrambe le sedi esse si confrontano con disegni originali di Michelangelo, sette a Firenze, due a Modena, una prima assoluta per la città emiliana che non ha opere dell’artista nelle collezioni estensi.
La rassegna, inserita ufficialmente nelle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Michelangelo, è a cura di Emanuela Ferretti, Marco Pierini, Pietro Ruschi e si avvale del contributo di un Comitato scientifico composto da Claudia Conforti, Università di Roma Tor Vergata, Emanuela Ferretti, Università di Firenze, Carlo Francini, responsabile Ufficio Unesco del Comune di Firenze, Elena Lombardi e Marcella Marongiu, Fondazione Casa Buonarroti, Tommaso Mozzati, Università di Perugia, Alina Payne, Harvard University, Marco Pierini, direttore della Galleria civica di Modena, Pina Ragionieri, direttrice della Fondazione Casa Buonarroti, Pietro Ruschi, Università di Pisa, Davide Turrini, Università di Ferrara.
La mostra di Firenze avrà, dal 6 al 20 ottobre 2014, una appendice alla Biblioteca di Scienze Tecnologiche dell’Università di Firenze, sede storica della Facoltà di Architettura. La sezione ospita filmati e video, oltre a volumi e riviste di proprietà dell’Università di Firenze che illustrano la fortuna del mito michelangiolesco fra gli anni Venti e gli anni Settanta del Novecento nell’arte e nell’architettura italiana.
Gli artisti in mostra a Casa Buonarroti: Aurelio Amendola, BBPR, Sylvano Bussotti, Nado Canuti, Mario Ceroli, Joe Colombo, Tano Festa, Alberto Giacometti, Emilio Greco, Gigi Guadagnucci, Renato Guttuso, Vassily Kandinsky, Le Corbusier, Arturo Martini, Napoleone Martinuzzi, Henry Matisse, Roberto Melli, Giovanni Michelucci, Henry Moore, Luigi Moretti, Fabio Novembre, Eduardo Paolozzi, Claudio Parmiggiani, Giò Ponti, Aldo Rossi, Giulio Aristide Sartorio, Grazia Sgrilli, Francesco Somaini, Giuseppe Terragni, Robert Venturi, Bruno Zevi.
Gli artisti in mostra alla Galleria civica di Modena sono: Aurelio Amendola, Michelangelo Antonioni, Gabriele Basilico, Jan Fabre, Kendell Geers, Yves Klein, Robert Mapplethorpe, Ico Parisi, Thomas Struth.

LA MOSTRA A FIRENZE
Inaugurata martedì 17 giugno a Casa Buonarroti, raccoglie opere da inizio secolo ai ‘70

La sezione fiorentina di “Michelangelo e il Novecento”, la mostra promossa dalla Fondazione Casa Buonarroti e dalla Galleria Civica di Modena in occasione del 450° anniversario della morte dell’artista, è stata inaugurata martedì 17 giugno a Casa Buonarroti, in via Ghibellina 70 a Firenze. Mentre la sede modenese ospita i risultati più recenti dell’influenza esercitata da Michelangelo sugli artisti contemporanei, giungendo fino ai nostri giorni, Casa Buonarroti raccoglie opere degli inizi dello scorso secolo agli anni Settanta accanto a straordinari disegni di Michelangelo.
La sezione fiorentina affronta un interessante percorso per comprendere l’influenza di Michelangelo nell’arte, nell’architettura e nel design del Novecento e si giova di due collaborazioni importanti: la Galleria civica di Modena, con la quale l’esposizione fiorentina condivide progetto scientifico e catalogo, e la Biblioteca di Scienze Tecnologiche dell’Università degli Studi di Firenze che ospiterà dal 6 ottobre al 20 ottobre una sezione della mostra, con film, video e l’esposizione di volumi dedicati a Michelangelo degli anni ’20-‘60 del Novecento, dalle collezioni dell’Università. La mostra ha visto collaborare insieme un gruppo di studiosi che insegnano nelle Università italiane, cui si è aggiunta la prof. Alina Payne, docente di Storia dell’architettura alla Harvard University e spesso “visiting professor” a Villa I Tatti, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies. Un lungo percorso di ricerca, iniziato nel 2012, ha portato all’approfondimento di aspetti specifici che ruotano intorno al tema centrale della mostra: il rapporto fra le arti visive, l’architettura e Michelangelo nel Novecento.
Una cospicua serie di opere, oltre a testimonianze fotografiche e documentarie, illustra il dialogo serrato che la cultura artistica e architettonica, con il design, ha intessuto con il Maestro. Si mette in questo modo in luce il progressivo abbandono della retorica fiorita attorno all’artista fino agli anni Quaranta, improntata a un eroico titanismo, sottolineando invece come il linguaggio di Michelangelo assumesse un significato esistenziale e si offrisse insieme nella forma d’una pregnante lezione formale per la politica della ricostruzione; viene anche evidenziato come nel decennio degli anni Sessanta Michelangelo avesse riacquistato in ultimo lo “status” di un vero e proprio mito nazionale, nel momento in cui l’Italia si ritrovava stretta attorno al centenario della sua unificazione. Proprio in questa prospettiva, il 1964 diventa un riferimento indispensabile per indagare il rapporto stabilitosi fra la cultura di quel tempo e Michelangelo, collocandosi come vero e proprio trionfale epilogo di un simile percorso. Non a caso, e con questo ha inizio la mostra fiorentina, siamo nell’anno in cui la Casa Buonarroti fu sottoposta a un radicale restauro e praticamente ricominciò a vivere di vita propria anche come museo. Nell’esposizione si dà inoltre un attento sguardo alle celebrazioni che si svolsero nel 1975 in occasione del centenario della nascita del Buonarroti.
Accanto a una scelta di disegni di Michelangelo, che ben si prestano alle tematiche della mostra, sono presenti in Casa Buonarroti le opere dei seguenti artisti: Aurelio Amendola, BBPR, Sylvano Bussotti, Nado Canuti, Mario Ceroli, Joe Colombo, Tano Festa, Alberto Giacometti, Emilio Greco, Gigi Guadagnucci, Renato Guttuso, Vassily Kandinsky, Le Corbusier, Arturo Martini, Napoleone Martinuzzi, Henry Matisse, Roberto Melli, Giovanni Michelucci, Henry Moore, Luigi Moretti, Fabio Novembre, Eduardo Paolozzi, Claudio Parmiggiani, Giò Ponti, Aldo Rossi, Giulio Aristide Sartorio, Grazia Sgrilli, Francesco Somaini, Giuseppe Terragni, Robert Venturi, Bruno Zevi.
La mostra a Firenze è aperta fino al 20 ottobre tutti i giorni tranne il martedì (giorno di chiusura) dalle 10 alle 17. Sono possibili aperture straordinarie fuori orario su prenotazione.
L’ingresso costa: 6,50 euro intero; 4,50 euro per gruppi, studenti di secondarie di secondo grado e universitari, over 65 anni, soci FAI e Touring Club; 3 euro per studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado; 8,50 euro cumulativo con il complesso monumentale di Santa Croce.
Per informazioni: sulla sezione fiorentina tel. 055 241752 ; sulla sezione modenese tel. 059 2032911 o 2032940 (www.galleriacivicadimodena.it).

 

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