Pubblicato sull’ European Journal of Epidemiology un importante studio sui rischi di malformazione congenita associati al diabete pregestazionale materno



    donna-incintaLo European Journal of Epidemiology, una delle più prestigiose riviste internazionali nel campo dell’epidemiologia e della sanità pubblica, ha dato notizia dei primi risultati di un complesso progetto di ricerca pluriennale sui rischi di malformazione congenita associati al diabete pregestazionale materno. La ricerca è stata svolta in stretta collaborazione l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e l’ Azienda USL di Reggio Emilia.
    Lo studio, unico nel suo genere in Italia, coordinato dal prof. Marco Vinceti e dalla dott.ssa Carlotta Malagoli del Dipartimento di Medicina Diagnostica, Clinica e di Sanità Pubblica dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in stretta collaborazione con il Direttore dell’Azienda USL di Reggio Emilia dott. Fausto Nicolini ed il suo predecessore dott.ssa Mariella Martini ed il relativo Servizio Staff, Programmazione e Controllo nelle persone delle dott.sse Rossella Rodolfi e Luisa Paterlini, ha preso in esame ben 479.720 mila parti, ovvero tutte le nascite verificatasi dalle donne residenti in Emilia Romagna nel periodo 1997-2010, identificando al suo interno le 2.301 donne già affette da diabete, sia di tipo 1 che di tipo 2, nonché un campione di 10.818 nascite da donne non diabetiche appaiate per variabili interferenti ovvero età e provincia di residenza materne, ospedale e anno di nascita.
    Gli autori dell’indagine hanno quindi valutato il rischio di malformazioni congenite alla nascita nelle due coorti di donne diabetiche e non, incrociando i dati dei neonati con quelli del Registro Malformazioni IMER dell’Emilia Romagna.
    I risultati ottenuti sono stati inattesi e in buona parte diversi rispetto a quanto osservato nelle precedenti casistiche nordeuropee e americane: il rischio di malformazioni per le gestanti affette da diabete cosiddetto ‘giovanile’ o di tipo 1 si è oggi ridotto agli stessi livelli che caratterizzano le partorienti non-diabetiche, mentre rimane ancora elevato, oltre il triplo, quello delle gestanti affette da diabete di tipo 2, pur essendosi anche in questo caso fortemente ridotto rispetto alla fine degli anni ’90 ed ai primi anni 2000.
    L’annullamento e la riduzione dell’eccesso di rischio di malformazioni rispettivamente nelle due tipologie di diabete materno sono probabilmente attribuibili al progressivo miglioramento nel tempo del compenso metabolico delle donne diabetiche che intraprendono una gravidanza, suggerendo un’elevata qualità dell’assistenza diabetologica in ambito regionale e nonché una buona aderenza alle prescrizioni terapeutiche da parte delle assistite. Età ed etnia materne non sembrano influire in modo rilevante su questi confronti, mentre il consumo di tabacco nel periodo perigestazionale è apparso associato ad un rilevante incremento del rischio teratogeno nelle donne diabetiche, ulteriormente sottolineando l’importanza dell’astensione dal fumo da parte delle donne che vanno incontro ad una gravidanza, se diabetiche.
    Sotto il profilo metodologico, questo studio di coorte ha permesso di confermare come l’analisi dei dati amministrativi, raccolti di routine, del Servizio Sanitario Nazionale permetta di generare osservazioni di rilevante interesse epidemiologico: per la prima volta è stato inoltre effettuato un legame sul piano informatico su ampia scala dei dati relativi alle Schede di Dimissione Ospedaliera – SDO delle partorienti dell’Emilia Romagna, alle SDO dei neonati, ai dati del Registro regionale Malformazioni e ai dati di prescrizione di farmaci antidiabetici, sviluppando in alcuni casi sofisticate procedure ad hoc anche di tipo probabilistico per il cosiddetto “linkage” di tali dati e per il controllo della qualità di questi flussi.
    “I risultati dello studio – afferma il prof. Marco Vinceti dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia – evidenziano le grandi potenzialità in ambito di sanità pubblica dei cosiddetti flussi amministrativi correnti e di una loro utilizzazione in termini epidemiologici, nell’ambito di una stretta collaborazione tra professionisti del SSN , nello specifico dell’AUSL di Reggio, e di UNIMORE, fornendo un segnale sostanzialmente positivo e <tranquillizzante> alle donne affette da diabete, specie se di tipo I, che intendono intraprendere una gravidanza”.
    Allo studio hanno inoltre fornito un contributo fondamentale l’internista e diabetologo del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze di Unimore prof. Marco Bertolotti, la prof.ssa Elisa Calzolari e il dott. Gianni Astolfi coordinatori del Registro Malformazioni della Regione Emilia-Romagna IMER con sede a Ferrara, la dott.ssa Aurora Puccini referente del Servizio Politica del Farmaco della Regione Emilia-Romagna, il prof. Kenneth Rothman dell’Università di Boston e il prof. Mark Lunt dell’Università di Manchester (autore quest’ultimo della messa a punto di una nuova procedura informatico-biostatistica per l’estrazione di coorti di controllo ‘appaiate’). Un contributo importante alla realizzazione dello studio è infine stato fornito dalla dott.ssa Eleonora Verdini della Direzione Sanità e Politica Sociale della Regione e dai nuovi Registri Diabetologici dell’AUSL di Reggio, dott.ssa Paola Ballotari e dott. Paolo Giorgi Rossi, e di Modena dott. Gianfranco De Girolamo che hanno contribuito alla validazione dei flussi informativi regionali e coi quali sono già stati discussi specifici approfondimenti sulle tematiche di questo studio.