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CGIL,CISL e UIL: piano regionale gestione rifiuti

rifiuti“Bene le impostazioni di base e le linee strategiche, ma ci sono ulteriori passi vanti da fare, specie nella direzione del rafforzamento della filiera industriale del ciclo dei rifiuti. Strada obbligata, che non solo garantirebbe maggior controllo e prevenzione sulla salute e sugli infortuni dei lavoratori, ma permetterebbe anche la creazione di nuove professionalità, legate al riutilizzo delle materie e alla ricerca industriale”.

E’ questo il commento fatto da  Cgil – Cisl – Uil dell’Emilia Romagna, e dalle loro rispettive categorie di settore Fp Cgil – Fit Cisl e Uil Trasporti, nel corso della conferenza stampa  convocata a Bologna, presso la sede della Cgil Emilia Romagna, per discutere dell’imminente approvazione del Piano regionale sulla gestione dei rifiuti.

Cgil – Cisl – Uil regionali hanno sottolineato come “la riduzione della produzione di rifiuti, l’aumento della raccolta differenziata attraverso soprattutto la diffusione del porta a porta, il riciclo e riuso delle materie prime seconde, la riduzione del numero degli inceneritori e la marginalità del conferimento in discarica costituiscano linee strategiche assolutamente condivisibili”. “Tuttavia  – ribadiscono i sindacati – prima dell’approvazione definitiva restano ancora  nodi da sciogliere”.

Difatti Cgil – Cisl e Uil dell’Emilia Romagna hanno a più riprese ripetuto che ‘i programmi di riciclo e riuso, compreso quindi la strutturazione di un “Distretto del Riciclo”, così come impostati al momento, restano ancora insufficienti’ e  che “non deve trarre in inganno la riduzione della produzione dei rifiuti che si è verificata in questi anni, poiché quella riduzione è il risultato della crisi e non il prodotto di azioni specifiche”. Azioni specifiche che sin dalla fase di progettazione industriale e commercializzazione,  consentano di immettere sul mercato beni che a fine vita possano essere opportunamente riconvertiti in materie immediatamente riutilizzabili.

Interventi che potrebbero consentire l’impiego di nuovi ricercatori in attività specifiche: si pensi che nel campo della ricerca scientifica in Emilia Romagna, nel periodo di crisi dal 2008 al 2013, vi è stato un incremento di posti di lavoro del 25%, da 1332 addetti a 1769.

Altro punto cardine è quello della prevista estensione della raccolta “porta a porta”. Un indirizzo sposato dalle tre confederazioni regionali, ma su cui occorrerà fare molta attenzione poiché se disarticolato dalle fasi successive del riciclo e riuso, “potrebbe generare un rilevante aumento delle tariffe per i cittadini e il peggioramento delle condizioni di lavoro degli addetti, soprattutto di quelli impiegati nella raccolta e nello spazzamento, settori già troppo terziarizzati e dove si potrebbero profilare rischi di legalità e di infiltrazione mafiosa.”

Anche per queste ragioni è necessario rafforzare il ruolo di Atersir che nei bandi di gara dovrà  prevedere modelli organizzativi che tutelino le condizioni lavorative degli operatori, la solidità e legalità delle aziende, l’estensione al settore delle condizioni previste dalla legge regionale sulla legalità degli appalti recentemente approvata.

Infine Cgil, Cisl e Uil rivolgono la loro preoccupazione per la corsa a  riprodurre  sistemi di gestione  segmentata del ciclo dei rifiuti, col possibile rifiorire di piccole realtà municipali, inadeguate  per dimensioni  competenze ed ambiti di azione a reggere le sfide poste dal piano regionale dei rifiuti. “Invece – concludono i sindacati – occorrerebbe puntare su un processo industriale  ben organizzato ed integrato che, nel momento della sua messa a regime, potrebbe non solo garantire sicurezza e incrementi occupazionali per i lavoratori, ma anche assicurare risparmi e benefici economici per l’intera collettività”. Un settore che in termini occupazionali, ha già  fatto registrare dal 2008 al 2013, un aumento degli  addetti in attività di raccolta, smaltimento riciclo e recupero,  del 5% da 5900  a 6232 unità.

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