‘Jobs Act’, ‘Art. 18’ e ‘TRF in busta paga’: forti perplessità e preoccupazione di Confesercenti Modena

A pochi giorni dall’avvio della discussione in Senato – partirà il 7 ottobre prossimo – per l’approvazione del ‘Jobs Act’ del Governo Renzi, Confesercenti Modena, non nasconde in proposito forti perplessità e preoccupazione a riguardo di un provvedimento che “Resta molto fumoso, col rischio nemmeno tanto latente di impattare negativamente nei confronti delle piccole, piccolissime imprese”.

L’associazione imprenditoriale modenese in merito vuole evidenziare diversi e fondamentali punti potenzialmente critici. “In tema di lavoro autonomo e d’impresa quando si affrontano le problematiche del lavoro riteniamo non si possa ignorare e non intervenire a supporto delle attività imprenditoriali autonome e famigliari: che, in termini di occupazione, valgono milioni di posti di lavoro, e che non godono di alcun tipo di sostegno”. Argomenti che introducono anche quello del costo del lavoro “Che – ribadisce con fermezza l’Associazione – Deve essere ridotto per imprese e lavoratori. Mentre alcuni dei provvedimenti annunciati dal Governo rischiano di andare nella direzione opposta”.

Ed è anche in tema di licenziamento e Articolo 18 che Confesercenti non ha mai considerato prioritario oggi è diventato elemento centrale di confronto e sconto, l’Associazione non esita di mostrare una forte preoccupazione: “Il Governo è intenzionato a mantenere il reintegro nel posto di lavoro soltanto in caso di licenziamento dovuto a motivi discriminatori o disciplinari. Verrebbe meno il reintegro per i licenziamenti collegati a ragioni inerenti l’attività produttiva (licenziamenti economici). La norma continuerebbe a riguardare solo le imprese con più di 50 dipendenti. Se intervenire sull’Art. 18 significa dare più flessibilità alle aziende con più di 15 dipendenti per aumentare i costi a chi ne ha meno di 15, allora non va bene. A fronte di una maggiore flessibilità in uscita verrebbe introdotto il ‘contratto a tutele crescenti’ che andrebbe a prevedere la libertà di licenziamento a fronte del pagamento di una indennità crescente in base all’anzianità di servizio. Il punto è proprio questo: per le piccole piccolissime e medie imprese c’è il rischio che la flessibilità in uscita vada a costare molto più di quanto costi oggi (‘tutela obbligatoria’ risarcimento max dalle 2,5 alle 6 mensilità). Non si sa come quindi il Contratto di inserimento a tutela progressiva possa essere in grado di rendere più fluido il mercato del lavoro senza impattare su apprendistato e senza determinare incrementi di costi”.

Relativamente invece alla proposta del Governo sul TFR in busta paga, Confesecenti Modena non esita a manifestare la propria contrarietà per le seguenti ragioni:

1) Crea problemi di liquidità. I lavoratori delle imprese con meno di 50 dipendenti maturano TFR per circa 14 miliardi, che rimane attualmente a disposizione delle pmi.

2) Crea ulteriori costi che incidono su quello del lavoro: la mensilizzazione del TFR imporrebbe alle imprese un immediato problema legato all’anticipazione di costi del lavoro di circa l’8% annui senza contare i possibili ulteriori costi legati all’anticipazione.

3) Azzera la possibilità di costruire una previdenza integrativa.

4) Crea problemi agli stessi lavoratori: il TFR è una forma previdenziale a costi di gestione zero.

5) Non c’è chiarezza nei criteri di tassazione: non è chiaro se il Governo intenda mantenere, anche con l’anticipo mensile, la tassazione separata del TFR con un’aliquota agevolata del 23%. In caso contrario, se fosse applicata l’aliquota ordinaria in base al reddito, l’imposta Irpef, per i redditi più alti, potrebbe raddoppiare poiché da 28 a 55mila euro lordi annui l’aliquota sale al 38% per passare al 41% fino a 75mila, e poi al 43%; inoltre l’accredito in busta paga del TFR, potrebbe determinare, in diversi casi, un aumento della retribuzione tale da far superare il limite oltre il quale il bonus non è concesso;

7) Le compensazioni non saranno praticabili per il sistema delle piccole imprese: Il Governo ammette un problema di liquidità per le pmi proponendo come soluzione il trasferimento di fondi dalla Bce alla piccola impresa, ma questo non sembra praticabile in realtà per compensare l’immediatezza degli oneri a carico dei datori di lavoro.

”Riteniamo che una riforma del mercato del lavoro – conclude Confesercenti Modena – sia una pre-condizione per dare ossigeno al mercato medesimo e per favorire le assunzioni da parte delle imprese, in particolare e soprattutto di giovani. Per questo è importante che i provvedimenti non siano tra loro contradditori. Il lavoro prima di tutto lo sicrea. Il che significa che occorre anche una ripresa degli investimenti pubblici a riguardo considerando la funzione da traino che da sempre hanno avuto nel nostro Paese su quelli privati. Una strada questa da percorrere da cui possono anche ripartire  se c’è crescita i consumi”.